il primo libro di greco (FGB, JWW): commento alle lezioni I e II

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Il testo, di pubblico dominio ormai, First Greek Book (J.W.White, 1896, Ginn & Company, nel seguito lo indicheremo con le sigle FGB o JWW), è un laboratorio introduttivo al greco antico. Diviso in 80 lezioni, per ogni lezione (dopo le prime due, necessariamente generali) segue costantemente lo schema: elementi di grammatica, vocabolario, frasi da tradurre dal greco, frasi da tradurre in greco (dall’inglese).

 

Iniziamo questa rubrica – il primo libro di greco – con qualche commento alle lezioni I e II, quelle che spiegano gli elementi di base del gioco.

 

Lezione I: L’alfabeto. Vocali, consonanti e dittonghi.

L’alfabeto, ovviamente, va saputo a memoria. Dalla prima all’ultima lettera, tutto d’un fiato in avanti e all’indietro. Vocali e consonanti – in prima battuta – sono quasi come ce li aspettiamo, ma la festa finisce qui: vengono infatti introdotti i concetti di vocale corta o lunga (ε (epsilon) e ο (o-micròn) sono corte,  η (eta, ma non ditelo ad un Greco contemporaneo, la chiamerebbe ita) e ω (o-mèga) sono lunghe, α,ι e υ… dipende – solo il vocabolario potrà rispondere) e le consonanti vengono raggruppate in semivocali, consonanti mute e consonanti doppie.

La sigma – la esse – si scrive σ, ma in fondo alla parola si scrive ς.

Per le consonanti poi si classifica ulteriormente: le semiconsonanti possono essere liquide, sibilanti e poi c’è la gamma nasale, le mute hanno addirittura due classificazioni indipendenti – possono essere labiali, palatali e linguali da un lato, dolci, medie e ruvide dall’altro, le consonanti doppie sono solo tre (ξ – csi, ψ – psi, ζ – zeta (pronunziata classicamente come sd)).

La gamma nasale: è la gamma prima di κ, γ, χ, ξ , che si pronuncia “n”.

I dittonghi, quelli propri: αι, αυ, ει, ευ, οι, ου, ηυ, υι e quelli impropri: ᾳ, ῃ, ῳ (questi ultimi hanno lo ι scritto sotto la vocale – con buona fantasia, si dice iota sottoscritto – che non si pronuncia).

Il dittongo ου si pronuncia “u”.

Ci sarebbe a questo punto da fare un esercizio di lettura e di spelling (pagina 3, numero 13): l’abbiamo riportato su memrise qui (così si memorizzano anche i vocaboli).

 

Lezione II: spiriti, sillabazione, elisione, accenti e punteggiatura.

Se questa lezione – la terribile lezione introduttiva di fonetica – non ammazza ogni flebile desiderio di apprendere il greco antico, io proprio non riesco a pensare cos’altro possa riuscirvi (aspetta, forse si, ci potrebbe essere sempre l’intervento dell’inquisizione spagnola, come talvolta temono i Monty Python): a questo punto del proprio percorso verso il greco antico, la fonetica rischia di rassomigliare – detta all’inglese – to a real pain in the ass. Sia chiaro, la fonetica è davvero interessante, ma quanto sia divertente giocare a farne gli azzeccagarbugli lo si scopre mooolto tempo dopo (tempo misurato vuoi in giorni-studio, vuoi in quantità di vocaboli mandati a memoria) e a costi che nemmeno Mastercard potrà mai farci qualcosa.

Quindi, ad patriam tuendam, facciamo come raccomandava padre Rocci nella sua grammatica: prendiamo la fonetica un poco alla volta, cercando di spiegarne le leggi attraverso gli esempi che via via si incontrano e non facendone un’assiomatica da sorbirsi così presto e in quanto tale.

 

Ciò premesso, e chiedendo venia per il volgarismo di cui sopra, almeno gli spiriti bisogna iniziare a raccontarli.

Cosa succede se una parola inizia per vocale (e ce ne sono sette, non è un caso così remoto, poi occhio ai dittonghi, il discorso vale anche per loro)? Possono esserci due casi: nel primo il suono della vocale è da pronunciare normalmente – come in italiano – questo fatto si indica mettendo sulla vocale uno spirito dolce (un segno uguale a una virgola posto sopra la vocale, occhio solo che sui dittonghi il segno va sulla seconda vocale, anche se ad esserne influenzata è la prima). Un esempio? ἀγορά – agorà, la piazza (del mercato). Se invece, secondo caso, la vocale iniziale va pronunciata aspirata (“hello” ancient Greek world!), si mette uno spirito aspro (una virgola girata all’indietro posta sopra la vocale) come in ἡμέρα – hemèra, il giorno (in translitterazione si può evidenziare questa pronuncia aggiungendo una “h”).

Poco per volta si capirà tutto, promesso. Ma per oggi basta con la fonetica.

 

Per ogni osservazione, correzione e commento scrivete a questo indirizzo: gp . ciceri AT gmail . com (togliete gli spazi in eccesso e sostituite AT con “@”).

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO> A disposizione dei volonterosi un corso (poco per volta mandiamo in onda i materiali) sul sito memrise.com – gratis, si accede da questo link (e da quest’altro se volete la versione greco-inglese), che del FGB riprende le unità lessicali e gli esercizi di traduzione (dagli originali greco-inglese e inglese-greco abbiamo ricavato i corrispondenti greco-italiano e italiano-greco). Potete sempre scaricarlo sul vostro smartphone, per darvi un tono. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

 

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