6WP: sei settimane di preparazione alla lettura di Cesare, nozioni preliminari

Six Week for Reading Caesar

Il libro di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare).

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

Il testo inizia con qualche nozioni preliminare, su cui demanda la spiegazione ad una delle grammatiche di riferimento. Qui tentiamo una sintesi.

Un po’ di fonetica latina: la pronuncia e le regole per la sillabazione, la quantità e l’accento;

Essendo italiani, per la pronuncia siamo facilitati, almeno fino a quando non veniamo a conoscenza della pronuncia classica. Fino ad allora, la pronuncia ecclesiastica andrà benissimo.

La sillabazione: nella divisione in sillabe, una consonante singola tra due vocali va con la seconda (ab-est, ob-la-tus). Una sillaba si dice pura se preceduta da una vocale (nella stessa parola); se preceduta da consonante, si dice impura. Una sillaba a inizio parola che finisca per vocale o una sillaba non a inizio parola che cominci per vocale si dice aperta, altrimenti si dice chiusa.

La quantità, ovvero il tempo di pronuncia di una vocale: ogni lettera ha sempre lo stesso suono, ma le vocali, se lunghe, si pronunciano nel doppio del tempo della stessa vocale, se breve. I segni della quantità si dovrebbero trovare segnati, ma non saremo quasi mai così fortunati (forse negli specchiatti delle flessioni).

Regole sulle quantità:

  • una vocale prima di un altra vocale, o della h, è corta;
  • un dittongo è lungo;
  • una sillaba formata per contrazione è lunga (es nil, da nihil);
  • una sillaba formata da
    • una vocale seguita da due consonanti / una consonante doppia (x, z) è lunga
    • se la vocale è prima di nf e ns la vocale stessa diventa lunga;

L’accento. Regole sull’accento:

  • le parole di due sillabe sono sempre accentate sulla prima sillaba;
  • per le parole di più di due sillabe, si guarda la quantità della penultima sillaba: se questa è lunga, allora è anche accentata, se questa è corta, allora l’accento risale alla terzultima.

La flessione (declinazione per nomi, aggettivi e pronomi, coniugazione per i verbi): la flessione è un cambiamento della forma di una parola per indicare le sue relazioni grammaticali. Questi cambiamenti possono avvenire all’inizio e nel corpo della parola, ma molto più spesso nella sua terminazione (alla fine). I cambi di flessioni nel corpo di un verbo indicano relazioni di modo e di tempo.

Radice e tema (stem): il corpo di una parola, al quale sono attaccate le terminazioni. Indica l’idea della parola, il concetto che esprime, al di là delle sue relazioni grammaticali, ma in generale non può essere usato senza terminazioni per esprimerla. La forma primitiva della parola invece, che ne esprime l’idea base in modo meno definito e comune anche ad altre parole, è detta radice.

I casi, il loro utilizzo e significato. Nomi, aggettivi e pronomi latini si declinano in due numeri (singolare e plurale) e sei casi (NOMinativo, GENitivo, DATivo, ACCusativo, VOCativo e ABLativo).

I sei casi vengono introdotti con il loro significato a livello di analisi logica, cioè esprimono la funzione logica della parola all’interno della frase. Di solito si inizia a studiare il loro significato di base, quello espresso dall’utilizzo del caso senza intervento di preposizioni:

  • NOM – > il soggetto (e il nome del predicato);
  • GEN -> il complemento di specificazione;
  • DAT -> il complemento di termine (oggetto indiretto dell’azione descritta dal verbo);
  • ACC -> il complemento oggetto (oggetto diretto dell’azione descritta dal verbo);
  • VOC -> il complemento di vocazione (fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?);
  • ABL -> il complemento di mezzo (è il caso che maggiormente si presta ad assumere significati diversi attraverso l’uso delle preposizioni).

Fino a qui è facile: peccato poi ci siano tre situazioni che complichino notevolmente l’analisi logica della frase latina:

  • un caso (così come è, senza proposizione) può servire a rappresentare anche altri complementi (ad es. il DAT di vantaggio/svantaggio, l’ACC di tempo continuato);
  • un caso preceduto da una preposizione rappresenta un (altro) complemento: qui serve piuttosto sapere quali preposizioni reggono quali casi (ad. es: la preposizione IN regge sia l’ABL – e in questo caso indica stato in luogo, che l’ACC – e in quest’altro caso indica moto a luogo circoscritto);
  • un verbo latino di significato transitivo (che in italiano ti aspetteresti quindi di trovare con il suo complemento oggetto) può reggere casi diversi dall’ACC: qui solo il vocabolario potrà aiutarci a capire se il costrutto sia fattibile.

Ah, dimenticavo: i casi NOM, ACC, e VOC si dicono casi diretti, mentre i casi GEN, DAT e ABL si dicono indiretti od obliqui.

 

E siamo solo ai prerequisiti.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

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