Esercizi di composizione in greco antico, lezione VI: prima revisione

A ginnasio terminato si sono visti un sacco di elementi di morfosintassi del greco antico: visti e studiati abbastanza, quasi da non volerne più sapere (si scherza). Peccato serviranno anche al Liceo, imminente: come si può fare a non dimenticarli? Idea: qualche esercizio di composizione (iniziamo con delle frasette, poi pian piano allargheremo il tiro) non potrà certo nuocere. Almeno, mi dicono un tempo si usasse fare così.

Seguiamo quindi le lezioni di un vecchio corso di composizione greca, il Greek Prose Composition: nell’indicare un percorso di ripasso abbastanza esaustivo per morfologia e sintassi, il libro prevede, ed incoraggia, la possibilità di costruire degli esercizi (Review and Sight Practice – R&SP nel seguito, li chiama); dopo ogni cinque lezioni (circa) l’autore individua una lista di vocaboli e propone all’istruttore di costruire con questi termini e applicando le regole delle lezioni precedenti (tenendo quindi ben presente gli esempi forniti) delle frasi in greco da far tradurre poi a vista.

Solo che qui l’istruttore non c’è, sorteggeremo quindi noi stessi sia una qualche regola che un po’ di parole e proveremo con queste prima a costruire una frase che rappresenti la regola (un nuovo esempio, insomma), poi a tradurla (a questo punto verrà facile, in fondo l’abbiamo pensata noi sin dall’inizio).

Perché fare composizione greca, dicevamo, attività che normalmente non è più richiesta a scuola? Proviamo, può servire a verificare meglio la conoscenza della grammatica: non si riesce scrivere correttamente senza saperne le regole; in questo modo la ripassiamo esercitandola in pratica (poi se nessuno leggerà mai i risultati… pazienza).

Le prime cinque lezioni introducono la sintassi dei casi e i pronomi: prima quelli dimostrativi, indefiniti e interrogativi; poi i personali e possessivi. I pronomi sono una delle parti del discorso più utilizzate nel greco antico (rispetto al latino, almeno).

Il primo esercizio di revisione inizia quindi su queste basi; qui riportiamo qualche esempio di regola tra quelle prese in esame:
– sintassi del genitivo semplice: τῆς ἐλευθερίας ὐμᾶς εὐδαιμονίζω “mi congratulo con voi per la libertà” (genitivo di causa, in questo esempio, ma il genitivo può essere anche di materia, di misura e valore);
– sintassi del dativo: τὰ ὂπλα τοῖς στρατιώταις “le armi contro i soldati” (dativo di svantaggio). Come il genitivo, il dativo può indicare tempo, possesso, causa; genitivo e dativo svolgono le funzioni del caso ablativo latino, caso che in greco antico non esiste (se siete rattristati, pensate che il greco moderno si è perso anche il dativo) e i suoi usi vengono assolti appunto da genitivo e dativo;
– la posizione attributiva dell’aggettivo rispetto al sostantivo a cui si riferisce: ὀ ἀγαθὸς ἀνήρ “il buon uomo”; in contrapposizione alla posizione predicativa dello stesso: ὀ ἀνὴρ ἀγαθός “l’uomo buono”: sono le due possibili posizioni in cui si possono trovare aggettivi e participi nella frase greca, nella prima l’aggettivo si trova davanti al nome e ne è il suo attributo, nella seconda l’aggettivo, che segue il sostantivo, ha funzione di predicato nominale; sono uno dei primi argomenti che si vedono a scuola (inoltre, se il professore non sa più cosa chiedere una domandina sulle posizioni attributiva e predicativa ci scappa sempre).

Tra i vocaboli proposti per la RS&P si può ricordare μάχομαι, verbo di uso frequente in testi storici (militari); altre due parole da tener d’occhio sono κατάβασις e ἀναβάσις: si distinguono solamente per la presenza dei prefissi κάτα e ἀνα rispettivamente “giù, verso il basso” e “sopra, all’insù”, la prima significa, ovviamente, discesa l’altra salita, tutte e due sono costruite a partire dalla radice di βαίνω – che indica movimento; infine un altro sostantivo frequente è ἡγεμών “capo”, indica sia il capo politico di una regione che il comandante di reparto militare.

L’esercizio di creare frasi in autonomia non mi è mai capitato al ginnasio; all’inizio di questo corso l’ho trovato piuttosto complicato e non ne ho capito l’utilità: col passare del tempo ho cominciato ad apprezzarlo.

Il bello non finisce qui: nella terza parte del libro (il libro è suddiviso in tre parti: la prima con i richiami grammaticali e con frasette simili agli esempi proposti per ogni regola come esercizio, nella seconda sono frasi prese da testi originali, in questo caso dall’Anabasi di Senofonte, mentre nella terza ed ultima sono versioni in inglese da tradurre prima in italiano e poi in greco): il lavoro si complicherà molto di più.

Ci si potrà chiedere se tutta questa fatica in qualche modo servirà o si rivelerà una perdita di tempo. Fin da subito si può dire che è una bella soddisfazione: riuscire a scrivere frasi di senso compiuto non banali in greco antico è un traguardo che solo due mesi non pensavo potessi raggiungere. Magari la lettura questo articolo potrà incoraggiarvi a provare anche voi.

 

Fonti, testo guida? Il libro seguito è un manuale di fine ottocento, ormai di pubblico dominio (il pdf si trova sul sito archive.org, liberamente e gratuitamente scaricabile e stampabile).

Henry Carr Pearson, Greek Prose Composition (1897); in particolare (dalla prefazione), evidenziamo l’uso della Review and Sight Practice (R&SP): attività che l’autore consiglia come esercitazione sistematica in aggiunta alle traduzioni consuete. La R&SP prevede che l’insegnante, dato un lessico di vocaboli e una lista di costrutti già visti in esempi precedenti, prepari delle frasi (originali) da proporre alla classe come esercizi di composizione.

 

 

Qualche materiale – gli esercizi risolti e le R&SP – verrà caricato man mano sul sito memrise.com, per poterlo studiare anche dallo smartphone. Per ogni composizione avremo le due varianti inglese -> greco e italiano -> greco (un lavoraccio, diciamolo pure).

I corsi memrise sono gratis, e si raggiungono da questi link

Ecco infine il link al testo del Pearson:

 

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