studiare meglio, utilizzando il latino come esempio

Dice vendi ai dodicenni che quella è l’età

Metti un po’ di trucco in faccia che crea novità

Gli ho risposto sono vero e serio

Ecco la novità e in più sono un mezzo genio, ma nessuno lo sa

(Marracash, Badabum Cha Cha)

 

Ciao a tutti,

oggi pontifichiamo, a rischio di incorrere in sofismi tipo post hoc, ergo propter hoc e non causae, ut causae. #sapevatelo.

Quindi, si diceva in un patetico invito a rinnovare le motivazioni per gli studi classici, che i genialoidi (mamma mia che invidia) dell’Università della California a San Diego vanno predicando da almeno tre anni – sulla base di studi scientifici – come si fa ad imparare (meglio): Learning how to learn. In particolare questo corso… “also cover illusions of learning, memory techniques, dealing with procrastination, and best practices shown by research to be most effective in helping you master tough subjects”.

Giusto per capire di cosa si parla, ci sono a parziale sintesi di quanto argomentato le 10 regole per come si studia (e per come non si studia)  (serve il pdf? provate a scaricarlo da qui).

Bene, per quelli che sono ancora con noi, ne riprendo i primi punti aggiungendo qua e là qualche personalissimo commento:

1. Use recall. Qui l’ideona è di leggere una sola volta il testo e cercare subito di ripeterne i concetti: in questo modo ci si accorge subito di quello che non si è capito – è quello che non si riesce a ripetere. Poi si può reiterare selettivamente la lettura/ripetizione, quanto si vuole. Anche la sottolineatura dei passaggi importanti avviene in un momento successivo: non sottolineate mai nulla che non siate già riusciti a ripetere correttamente.

2. Test yourself. On everything. All the time. Flash cards are your friend. Le flashcard (foglietto più o meno virtuale con una domanda su un lato e la risposta sull’altro), una cosa così americana… ma sullo smartphone funzionano benissimo. Ed in effetti qualche corso memrise (che utilizza lo strumento della flashcard tenendo ben presente il concetto di spaced repetition – un momento, spaced repetition, quid? Ci arriviamo tra poco) su lessico e grammatica greca e latina è già a disposizione (e gratis).

3. Chunk your problems. Chunking is understanding and practicing with a problem solution so that it can all come to mind in a flash. Quando la soluzione ad un problema è rappresentata in una successione logica di passi è meglio impararla come se si imparasse a suonare una canzone – a pezzettini. Detta così sembra il vaticinio di un oracolo, ma se ricordo bene come ho imparato ai tempi la prima declinazione latina…

4. Space your repetition. Imparare, per ogni materia, un po’ per giorno, ogni giorno: evviva il vitello di Ercole. Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time. Qui si seppellisce ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la strategia della secchiata del giorno prima dell’interrogazione (almeno, se si vuole ricordare qualcosa da lì ad una settimana dopo). Da provare con le coniugazione dei verbi.

5. Alternate different problem‐solving techniques during your practice. Se, negli esercizi, affronto troppo a lungo un solo tipo di problema finisco solo per imitare quello che ho appena fatto nell’esercizio precedente. Dopo ogni verifica, fare la correzione, capire gli errori fatti e riformulare la soluzione riscrivendola (il che può voler dire ritradurre interi periodi della versione, o rifare ex novo l’esercizio di algebra).

Questa mi piace talmente che la virgoletto “To study most effectively, handwrite (don’t type) a problem on one side of a flash card and the solution on the other. (Handwriting builds stronger neural structures in memory than typing).” Viene detta a proposito delle flashcard, ma il concetto sottostante ha valenza assai più generale.

 

Magari continuiamo nell’elenco un’altra volta. Ora la scommessa è nel capire se, e in quale stadio della propria crescita intellettuale, apprendere queste tecniche di apprendimento esercitandole nello studio del latino – il latino apre la mente – sia complessivamente più o meno efficace rispetto, ad esempio, ad esercitarle nello studio della matematica, o dell’inglese, o della logica, o del gioco degli scacchi, o del vattelapesca (anche se mi sembrerebbe sensato restringere il confronto a linguaggi, visti come primo atto di apprendimento astratto di un individuo).

Efficacia complessiva definita sia (0) nell’apprendimento delle tecniche stesse, sia (1) della materia di studio sottostante, sia (2) della capacità di riutilizzare queste tecniche nell’apprendere altre materie, diverse da quella iniziale (e qui si ringrazia, tardivamente, Gorgia da Lentini per il suo celebre argomento che ispira un percorso metodologico).

Visto che non ho dati concreti, pontifico soltanto: potrebbe essere possibile una misurazione quantitativa di questa efficacia, attraverso la variazione di una qualche attività fisiologica, oppure una misurazione fenomenologica, attraverso una diversa capacità di risolvere problemi connessi a quanto appreso. Il che equivale a considerare il latino come ipotetico farmaco che (meglio) guarisca da un’ipotetica malattia di cattivo/mancato apprendimento.

I sofismi di cui all’inizio di questo sproloquio sono in agguato, armati fino ai denti: in attesa di un esperimento doppio cieco sospendo il giudizio, ma riconosco un potenziale ispirazionale dietro tutto questo argomentare: e l’ispirazione è la madre mitologica della motivazione, la guardo con fiducia mentre ne temo gli esiti.
Buon fine settimana.

 

p.s.: una nuova sessione del corso Learning how to learn inizia il prossimo 5 Settembre, mi verrebbe da dire che la cittadinanza è invitata, nel caso. E si può seguire anche gratis.

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