Archivi del mese: settembre 2016

Latino 101 – la concordanza del pronome relativo con il suo antecedente

Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in cammino. Al poeta riescono sintesi ispirazionali precluse al bibliotecario veterorazionalista, ahimè. Ma comunque vada il viaggio, più prima che poi ti imbatterai i quei simpaticissimi Lestrigoni adoratori della concordanza.

E ricordiamo che, in Latino la concordanza ha lo stesso grado di necessità delle tre leggi della robotica di Asimov: impossibile sfuggirle. Eccone le tre leggi

  1. concordanza del verbo con il soggetto della frase: il verbo concorda con il soggetto della frase in numero e genere;
  2. concordanza dell’aggettivo con il nome da cui è retto: l’aggettivo concorda con il nome da cui è retto in genere, numero e caso;
  3. concordanza del pronome con il suo antecedente: il pronome concorda con il nome cui si riferisce in genere e numero.

Queste leggi – osservate tassativamente – servono per ricollegare le parole tra di loro, determinando a quali si riferiscano; la loro importanza è ovvia: vanno sapute, sia riconoscere – in traduzione – che applicare – in costruzione.

Per padroneggiare la concordanza (3) del pronome (relativo) con il suo antecedente, bisognerà pur sapere che

  1. esistono cose come i pronomi relativi (qui, quae, quod)
  2. che un pronome relativo si riferisce a qualche altra parola (da cui il nome)
  3. che la parola cui si riferisce è detta il suo antecedente: trovare l’antecedente, questo è il problema.

A questo punto, un pronome relativo concorda con il suo antecedente in genere e numero, ma il suo caso dipende dalla costruzione della frase in cui si trova, non dal caso del suo antecedente. Qualche esempio spiega tutto:

concordanzadelpronomerelativo_20160913

 

Tra questi, notevole il numero (6): l’uso del pronome determinativo is, ea, id come antecedente del relativo:

Is, qui est fortis, laudatur. Egli, il quale è forte, è lodato.

Ma il pronome relativo può anche venire prima (per maggiore enfasi, al solito) del suo antecedente:

Qui est fortis, is laudatur. Colui (il quale) che è forte, (egli) è lodato. Questa figura retorica latina viene detta prolessi (anticipazione) del relativo.

 

 

Dobbiamo questa bella paginetta esplicativa al testo Essentials of Latin for Beginners di Henry Carr Pearson.

 

 


Latino 101 – le dure leggi della concordanza

Cosa succede quando ignori le (pessime) opinioni dei contemporanei e ti viene l’ideona di iscriverti alla prima occasione in una scuola superiore che preveda ancora l’insegnamento della lingua Latina? Ti serve dare un’occhiata – meglio due – a un corso di latino per neofiti, una sorta di latino 101 (ammettiamolo, detto così fa più chic: con il termine di corso 101 si indica infatti, nel sistema scolastico degli Stati Uniti, un corso introduttivo, che non abbia quindi alcun prerequisito): qualcosa che, col pretesto di insegnare i rudimenti di questo linguaggio permetta anche di consolidare un po’ di analisi (grammaticale/logica/del periodo) dell’italiano, di costruire (di ampliare, a voler peccare di ottimismo) il lessico, di tornare a parlare di storia antica.

Comunque vada, più prima che poi ti imbatterai nelle leggi della concordanza, che spiegano come alcuni legami nel significato delle parole all’interno della frase vengano espressi attraverso legami nelle flessioni (declinazioni e coniugazioni) delle parole stesse.

Con lo stesso grado di necessità delle tre leggi della robotica di Asimov, ecco le tre leggi della concordanza latina:

  1. concordanza del verbo con il soggetto della frase: il verbo concorda con il soggetto della frase in numero e genere;
  2. concordanza dell’aggettivo con il nome da cui è retto: l’aggettivo concorda con il nome da cui è retto in genere, numero e caso;
  3. concordanza del pronome con il suo antecedente: il pronome concorda con il nome cui si riferisce in genere e numero.

Queste leggi – osservate tassativamente in letteratura – servono per ricollegare le parole tra di loro, determinando a quali si riferiscano; la loro importanza è ovvia: vanno sapute, sia riconoscere – in traduzione – che applicare – in costruzione.

Per padroneggiare la concordanza (2) dell’aggettivo con il nome, è opportuno fare qualche esercizio di declinazione congiunta nome<-aggettivo; ecco qualche test. A farne – per scritto – uno al giorno, alla fine sapremo le declinazioni di nomi ed aggettivi a menadito.

concordanza

 

Questi esercizi sono tratti da The new delectus; or, Easy steps to Latin construing by George Henry Stoddart (1857, Whittaker, London).

Ah oggi, almeno in Lombardia, ricomincia la scuola. Come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare.

 


impara ad imparare: regole per studiare meglio (e per non fare finta di studiare)

Ciao a tutti,

una nuova sessione del corso Learning how to learn è iniziata lo scorso 5 Settembre, e lo si può seguire anche gratis. Quei geniali dell’Università della California a San Diego hanno idee piuttosto precise su come si faccia a imparare qualcosa, e nella loro benevolenza lo riassumono in due decaloghi – nessun vitello (né d’oro né dai piedi di balsa) è però stato prima messo a punto e distrutto poi nel corso della loro stesura: almeno a nostra migliore conoscenza.

Visto l’inizio dell’anno scolastico, sembra opportuno riproporre il tutto alla pubblica attenzione, consci del fatto che nel rappresentare l’autentica ricetta del risotto alla milanese a venti aspiranti cuochi solo un pajo la sapranno interpretare meravigliosamente sin da subito, mentre ad altri 16 servirà qualche periodo di apprendistato, più o meno lungo.

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These rules form a synthesis of some of the main ideas of the course–they are excerpted from the book A Mind for Numbers: How to Excel in Math and Science (Even if You Flunked Algebra), by Barbara Oakley, Penguin, July, 2014. Feel free to copy these rules and redistribute them, as long as you keep the original wording and this citation.

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<original wording>

10 Rules of Good Studying

  1. Use recall. After you read a page, look away and recall the main ideas. Highlight very little, and never highlight anything you haven’t put in your mind first by recalling. Try recalling main ideas when you are walking to class or in a different room from where you originally learned it. An ability to recall—to generate the ideas from inside yourself—is one of the key indicators of good learning.
  2. Test yourself. On everything. All the time. Flash cards are your friend.
  3. Chunk your problems. Chunking is understanding and practicing with a problem solution so that it can all come to mind in a flash. After you solve a problem, rehearse it. Make sure you can solve it cold—every step. Pretend it’s a song and learn to play it over and over again in your mind, so the information combines into one smooth chunk you can pull up whenever you want.
  4. Space your repetition. Spread out your learning in any subject a little every day, just like an athlete. Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time.
  5. Alternate different problem-solving techniques during your practice. Never practice too long at any one session using only one problem-solving technique—after a while, you are just mimicking what you did on the previous problem. Mix it up and work on different types of problems. This teaches you both how and when to use a technique. (Books generally are not set up this way, so you’ll need to do this on your own.) After every assignment and test, go over your errors, make sure you understand why you made them, and then rework your solutions. To study most effectively, handwrite (don’t type) a problem on one side of a flash card and the solution on the other. (Handwriting builds stronger neural structures in memory than typing.) You might also photograph the card if you want to load it into a study app on your smartphone. Quiz yourself randomly on different types of problems. Another way to do this is to randomly flip through your book, pick out a problem, and see whether you can solve it cold.
  6. Take breaks. It is common to be unable to solve problems or figure out concepts in math or science the first time you encounter them. This is why a little study every day is much better than a lot of studying all at once. When you get frustrated with a math or science problem, take a break so that another part of your mind can take over and work in the background.
  7. Use explanatory questioning and simple analogies. Whenever you are struggling with a concept, think to yourself, How can I explain this so that a ten-year-old could understand it? Using an analogy really helps, like saying that the flow of electricity is like the flow of water. Don’t just think your explanation—say it out loud or put it in writing. The additional effort of speaking and writing allows you to more deeply encode (that is, convert into neural memory structures) what you are learning.
  8. Focus. Turn off all interrupting beeps and alarms on your phone and computer, and then turn on a timer for twenty-five minutes. Focus intently for those twenty-five minutes and try to work as diligently as you can. After the timer goes off, give yourself a small, fun reward. A few of these sessions in a day can really move your studies forward. Try to set up times and places where studying—not glancing at your computer or phone—is just something you naturally do.
  9. Eat your frogs first. Do the hardest thing earliest in the day, when you are fresh.
  10. Make a mental contrast. Imagine where you’ve come from and contrast that with the dream of where your studies will take you. Post a picture or words in your workspace to remind you of your dream. Look at that when you find your motivation lagging. This work will pay off both for you and those you love!

10 Rules of Bad Studying

Avoid these techniques—they can waste your time even while they fool you into thinking you’re learning!

  1. Passive rereading—sitting passively and running your eyes back over a page. Unless you can prove that the material is moving into your brain by recalling the main ideas without looking at the page, rereading is a waste of time.
  2. Letting highlights overwhelm you. Highlighting your text can fool your mind into thinking you are putting something in your brain, when all you’re really doing is moving your hand. A little highlighting here and there is okay—sometimes it can be helpful in flagging important points. But if you are using highlighting as a memory tool, make sure that what you mark is also going into your brain.
  3. Merely glancing at a problem’s solution and thinking you know how to do it. This is one of the worst errors students make while studying. You need to be able to solve a problem step-by-step, without looking at the solution.
  4. Waiting until the last minute to study. Would you cram at the last minute if you were practicing for a track meet? Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time.
  5. Repeatedly solving problems of the same type that you already know how to solve. If you just sit around solving similar problems during your practice, you’re not actually preparing for a test—it’s like preparing for a big basketball game by just practicing your dribbling.
  6. Letting study sessions with friends turn into chat sessions. Checking your problem solving with friends, and quizzing one another on what you know, can make learning more enjoyable, expose flaws in your thinking, and deepen your learning. But if your joint study sessions turn to fun before the work is done, you’re wasting your time and should find another study group.
  7. Neglecting to read the textbook before you start working problems. Would you dive into a pool before you knew how to swim? The textbook is your swimming instructor—it guides you toward the answers. You will flounder and waste your time if you don’t bother to read it. Before you begin to read, however, take a quick glance over the chapter or section to get a sense of what it’s about.
  8. Not checking with your instructors or classmates to clear up points of confusion. Professors are used to lost students coming in for guidance—it’s our job to help you. The students we worry about are the ones who don’t come in. Don’t be one of those students.
  9. Thinking you can learn deeply when you are being constantly distracted. Every tiny pull toward an instant message or conversation means you have less brain power to devote to learning. Every tug of interrupted attention pulls out tiny neural roots before they can grow.
  10. Not getting enough sleep. Your brain pieces together problem-solving techniques when you sleep, and it also practices and repeats whatever you put in mind before you go to sleep. Prolonged fatigue allows toxins to build up in the brain that disrupt the neural connections you need to think quickly and well. If you don’t get a good sleep before a test, NOTHING ELSE YOU HAVE DONE WILL MATTER.

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latino pre-101: rudimenta, non proprio rudimentali

Ciao a tutti,

ci sono delle volte in cui il lavoro di bibliotecario veterorazionale basta a giustificare se stesso. Avevamo appena finito di ripresentare al pubblico del XXI secolo un qualche reperto di insegnamento di latino nelle scuole anglosassoni di fine Ottocento

John Barrow Allen, An elementary Latin grammar (McMillan & Company, London, 1891). E, dello stesso autore:

Quand’ecco troviamo un’altra perla: la copia digitale di un altro testo dello stesso autore, il Rudimenta Latina (Claredon Press, Oxford, 1885).

coverrudimentalatina

Dobbiamo essere grati a tutti quelli che ai tempi scrissero per avere una versione più semplice del suo “A first Latin exercise book”, almeno a credere a quanto l’autore dice nell’introduzione a proposito della motivazione per proporre questo testo.

Il risultato è un plausibile antenato di un latin for dummies. Il purista ne resterà perplesso, il principiante ringrazierà commosso: leggete un po’ che indice.

contentrudimentalatina

Quarantotto pagine di grammatica e poco più di cinquanta di esercizi: c’è anche un vocabolarietto essenziale in coda. Davvero non si riesce a renderne i contenuti accattivanti quanto basta ad un dodicenne?

 

Buona lettura, e buona domenica.


il senso del dovere latino: la perifrastica passiva

 

rovistare tra grammatiche latine di fine ottocento, si trovano, di tanto in tanto, esempi e specchietti riassuntivi carini.

 

Per esprimere il senso del dovere, nulla di meglio della perifrastica passiva. Si forma con il gerundivo (aggettivo verbale) dell’azione impiegato come predicato nominale.

 

Come funziona?

  • è una coniugazione passiva, quindi la frase va girata al passivo: io devo fare qualcosa -> qualcosa deve essere fatto da me;
  • il soggetto della frase (chi che “deve fare” qualcosa) va quindi in DATivo (dativo d’agente; non A, AB+ABLativo);
  • un verbo intransitivo va quindi usato impersonalmente (in pratica il predicato nominale è in genere neutro).

 

 

 

Come si coniuga?

 

 

 

Per riferimento, da dove sono tratti questi specchietti,  Essentials of Latin for Beginners. (H.C.Pearson, American Book Company, New York, 1912).

Buon fine settimana.


scrivere in latino: il participio passato, ma di significato attivo

Ciao a tutti,

qui è il caso di riprendere un po’ a scrivere in latino, così almeno saremo sicuri di aver tentato seriamente di capirne le regole grammaticali.

Il pretesto è di quelli nobili: sappiamo che il participio presente, in latino, ha significato attivo, mentre quello passato ha, di norma, significato passivo. Per quest’ultimo, come facciamo ad esprimerne i molteplici (un po’ come fantastici quattro: tempo, causa, conseguenza, concessione) significati in frasi di senso attivo?

Attenzione, stiamo traducendo una frase in latino, non dal latino.

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Tre possibili soluzioni:

  1. sono fortunato: esiste un verbo deponente (o un semideponente, o un verbo il cui part.passato abbia doppia valenza passiva e attiva) che esprime l’azione richiesta. Possiamo quindi usarlo: per questi verbi il participio passato ha significato attivo;
  2. uso la forza bruta: rendo esplicita la frase con il costrutto CUM+CONG (per la scelta del tempo del congiuntivo, occhio alla consecutio – siamo nel passato, il tempo della principale dirà se usare il perfetto o il piuccheperfetto;
  3. faccio il figo: osservo che il participio passato è seguito da un complemento oggetto. Allora rendo di senso passivo la frase utilizzando l’ablativo assoluto (“dopo aver conquistata la Gallia” diviene “la Gallia conquistata”).

 

Questo bel discorso è tratto da A first Latin exercise book (John Barrow Allen, McMillan & Company, London, 1875). Adesso che ho capito il trucco, posso sdrumarmi di esercizi, a pag.92 i n.234 e n.235.

 

Dello stesso autore, come non citare la grammatica ed un secondo libro di esercizi.


estote parati: verbi greci, il perfetto attivo (tutti i tipi)

Ciao a tutti,

altri materiali in preparazione al ritorno a scuola, in questo caso test per i verbi greci, il perfetto attivo (tutti i tipi). Ci sono quiz su: voci da coniugazioni per il verbo-tipo, temi di da verbi lessico di base per il ginnasio (dal libro di testo Hellenisti) e sintagmi verbali, dallo stesso lessico. Bisogna classificare e tradurre la voce verbale, specificando il corrispondente tema del presente.

In questo pdf ci sono i quesiti: tpe-201609a_20160906-2300_triathlon

C’è materiale per 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

 

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.


ritorno a scuola? a tutta perifrastica (attiva, si spera).

 

Mai come in prossimità del ritorno a scuola resta attuale ricordarsi della perifrastica attiva. E a rovistare tra grammatiche latine di fine ottocento, si trovano, di tanto in tanto, specchietti riassuntivi carini.

La perifrastica attiva si forma con il participio futuro attivo e il verbo essere. Ha significato attivo e futuro: esprime l’idea di essere sul punto di fare qualcosa, di iniziare a fare qualcosa, di voler fare qualcosa.

Visto che non c’è il tempo futuro nel congiuntivo, possiamo usare questa perifrastica al suo posto.
Come si coniuga in pratica?

 

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Per riferimento, da dove sono tratti questi specchietti,  Essentials of Latin for Beginners. (H.C.Pearson, American Book Company, New York, 1912).

Morale? Per dirla col Rovazzi, imperaturi sumus (andiamo a comandare).

 

Buona settimana.


estote parati: coniugazione dei verbi latini (di tutti i tipi)

Ciao a tutti,

test-ripassone dei verbi latini. Sono 300 quiz: per il 30% circa voci da coniugazioni di verbi standard (le quattro coniugazioni, attivo e passivo, più i principali irregolari e difettivi), per un altro 30% circa sono voci di paradigma da lessico latino di base “le mille parole”; i restanti sono sintagmi verbali.

Come si compila? Si deve classificare (analisi grammaticale) il verbo, scriverne il paradigma e tradurre.

Qui ci sono i quesiti: TLATV03-201609A_20160905-0800_triathlon

C’è materiale per 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.


estote parati: verbi greci, aoristo e futuro (attivo, medio e passivo)

Ciao a tutti,

primi materiali in preparazione al ritorno a scuola (per il dopo ginnasio): aoristo e futuro di tutti i tipi. Sono quiz su: voci da coniugazioni per il verbo-tipo, temi da verbi lessico di base per il ginnasio (dal libro di testo Hellenisti) e sintagmi verbali, sempre dallo stesso lessico. Bisogna classificare e tradurre la voce verbale, specificando il corrispondente tema del presente.

C’è materiale per 6+6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

Buon inizio settimana, buon lavoro.

 

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.