Archivi categoria: grammatica latina

leggere Latino: di gerundio e gerundivo son piene le fosse.

Ciao a tutti,

quel bel costrutto latino costituito, grammaticalmente, da verbo in gerundio + nome in accusativo (complemento oggetto del gerundio) che si trasforma poi – e come si trova più spesso in letteratura – in verbo al gerundivo concordato col nome oggetto del gerundio declinato nel caso originale del gerundio stesso.

Detto così può sembrare una sciarada, ma basta fare qualche esempio per chiarirsi le idee.

gerundioetgerundivo

Il gerundio è un nome verbale: si declina; il gerundivo è un aggettivo verbale: si declina e concorda.

gerundioetgerundivoremone

Nel passare dal gerundio al gerundivo, il nome – complemento oggetto – prende il caso del gerundio a cui riferisce, mentre il gerundivo concorda.

gerundioetgerundivoremtwo

In sintesi: verbo in gerundio + nome in ACCusativo (del gerundio) <=> nome nel caso del gerundio + verbo in gerundivo, concordato opportunamente.

Siamo debitori di esempi e commenti a James Morris Whiton, nel suo Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886).


probatio latina: tre domande, tanto per iniziare

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Ciao a tutti,

pochi sentono la mancanza delle interrogazioni di latino, molti tuttavia ne sono soggetti: per fortuna, ogni tanto, si trovano degli strumenti che aiutano.

Questo piccolo libro Probatio Latina: a series of questions designed to test the progress of learners on the Latin language (Charles, D.Morris, rettore emerito della Trinity School di New York – verso il 1870) è stato preparato principalmente con il proposito di fornire agli insegnanti i mezzi per verificare prontamente i progressi dei loro alunni in Latino. Sono più di 600 domande-esercizi, di difficoltà crescente: si inizia con semplici esempi di declinazioni.

Ecco le prime tre:

  1. Declinare mensa, il tavolo; hortus, il giardino; regnum, il regno.
  2. Declinare assieme alta fagus: l’alto faggio. Declina ager, il campo; puer, il ragazzo e individua le differenze tra loro.
  3. Quali casi hanno le stesse uscite nella Prima Declinazione? Quali in tutti i nomi neutri? Quali in tutti i nomi plurali?

È solo l’inizio. Buon fine settimana.


domande buoniste, meno buoniste e cattivelle di grammatica Latina

Ciao a tutti,

durante l’ultima incursione nel sito archive.org (volumi di cui sono scaduti i diritti di copia e che sono stati scansionati e messi a disposizione per il pubblico vantaggio – si può scaricare e stamparne il pdf) ho trovato un libretto interessante: un compendio di domande di grammatica latina.

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Il titolo, già tutto un programma: Probatio Latina: a series of questions designed to test the progress of learners on the Latin language. Non si può dire che l’autore (Charles, D.Morris, rettore emerito della Trinity School di New York – verso il 1870) non sia stato esplicito: “Questo piccolo libro è stato preparato principalmente con il proposito di fornire agli insegnanti i mezzi per verificare prontamente i progressi dei loro alunni in Latino.” Così infatti ne inizia la prefazione.

Sono 659 domande-esercizi, numerati progressivamente e di difficoltà crescente: si inizia con semplici esempi di declinazioni e si prosegue con questioni di sintassi. A partire dal numero 552 vengono presentati dei piccoli brani da tradurre con evidenziate parole di cui si chiede un approfondimento grammaticale – un po’ come avviene in un’interrogazione a partire da una versione data come compito a casa.

Dove sia necessario, nel libro vengono fatti riferimenti a testi di grammatica standard (Harkness, Gildersleeve, Allen per citarne tre) del periodo – tutti volumi già noti su queste pagine o comunque agevolmente rintracciabili su archive.org.

Scommetterei i proverbiali EUR 0.50 di aver ridestato un qualche sopito interesse. Buon fine settimana.


La coniugazione del verbo latino, il tutto in pratiche flashcard

Ai miei bei tempi andati, i verbi del latinuccio delle medie si trascrivevano a mano sul quaderno e poi si studiavano da lì ripetendoli perinde ac cadaver (ok, lo ammetto mi sono fermato ben prima).

Ma adesso siamo tutti armati di smartphone, e gli anglosassoni insistono sul concetto delle flashcard: un foglietto tipo biglietto da visita, da una parte scrivo la domanda, sul retro la risposta, poi continuo a provare a rispondere scartando via via le risposte giuste e riciclando su quelle sbagliate. Pare che così si riesca a memorizzare in allegria. Il concetto è serio, e anche abbastanza noto; lo ricordo solo banalizzandolo un po’, perdonerete spero.

Alcuni scenziatoni ci hanno fatto sopra un sito, memrise.com, con tanto di app per lo smartphone – appunto, dove le frequenze di ripresentazione della medesima domanda sono studiate per favorire un rapido ed efficace apprendimento delle risposte (nel senso che non le dimentico subito dopo).

E uno può anche creare i propri corsi su quello che gli interessa imparare: con spirito di servizio (e ci saranno sicuramente degli erroretti – segnalate volentieri a gp DOT ciceri AT gmail DOT com), eccovi le flashcard per imparare le coniugazioni dei verbi latini

http://www.memrise.com/course/770123/coniugazioni-dei-verbi-latini/

Il corso è gratis, ci mancherebbe. Magari può servire: io però un pajo di trascrizioni a mano degli specchietti delle coniugazioni continuerei a farle. Buona giornata.


Latino 101 – un po’ di consecutio temporum

Ricordate il latinuccio che una volta si faceva alle medie? Beh, con il termine di corso 101 si indica, nel mondo universitario americano, un corso assolutamente introduttivo, che non abbia alcun prerequisito: praticamente la stessa cosa.

E in latino è piuttosto fondamentale avere chiaro che il tempo del verbo di una frase non è poi scelto a caso: a seconda di quello che compare nella frase reggente (tempo principale o storico), nella dipendente – se al modo congiuntivo – dovrà per forza esserci un tempo compatibile con l’idea di azione contemporanea, passata o futura di questa (la dipendente) rispetto alla reggente stessa.

Ovvero, dovendo esprimere il rapporto temporale, la scelta del tempo verbale nella dipendente sarà obbligata – definita dal tempo verbale nella reggente. Consecutio temporum, viene detta.

Qui, nello schema, la reggente è all’indicativo. Il gioco, in composizione, è di scegliere il tempo della dipendente che indichi il rapporto temporale desiderato; in traduzione, di riconoscere il meccanismo e di tradurre quindi con il tempo del congiuntivo italiano corretto.

Lo schema è tratto da [CLG] A complete Latin grammar di Harkness, Albert (1898, New York, American Book Company).

 

 

 


Latino 101 – sommario dei complementi di luogo

Con il termine di corso 101 si indica, nel mondo universitario americano, un corso assolutamente introduttivo, che non abbia alcun prerequisito. Un po’ tipo il latinuccio che una volta si faceva alle medie.

E i primi complementi che si studiano (dopo i complementi che sono espressi direttamente dai casi) sono quelli di luogo:

Il trucco per ricordarli? Semplice:

  • se sono fermo, allora è ABLativo;
  • se mi muovo DA, allora è ABLativo;
  • se mi muovo VERSO o ATTRAVERSO, allora è ACCusativo.

con (o senza) le preposizioni, a seconda.

Ancora, un’estensione di spazio va di norma in ACCusativo, ma se l’estensione indica una differenza, allora va in ABLativo.

 

La sintesi è tratta da [CLG] A complete Latin grammar by Harkness, Albert, 1822-1907 (1898, New York, American Book Company).

 

 

 


studiare meglio, la preparazione alla verifica

Ciao a tutti,

si ricordava, non più tardi di un paio di settimane fa, in un accorato invito a rinnovare le motivazioni per gli studi classici, che i geniali dell’Università della California a San Diego vanno predicando da almeno tre anni – e sulla base di studi scientifici – come si fa ad imparare (meglio): in un corso didascalicamente intitolato Learning how to learn.

In particolare insegnano anche a… “cover illusions of learning, memory techniques, dealing with procrastination, and best practices shown by research to be most effective in helping you master tough subjects”. Giusto per capire di cosa si parla ci sono, a parziale sintesi di quanto argomentato, le 10 regole per come si studia (e per come non si studia)  (serve il pdf? provate a scaricarlo da qui).

Ma per affrontare le verifiche invece – e prima o poi ci tocca – cosa è meglio fare? Nessuna paura, c’è una risposta-checklist – ormai classica – anche a questo scottante quesito (da qui potete scaricare il pdf originale, di seguito la ripropongo con una traduzione maccheronica):

Intanto ci si tiene preparati esercitandosi in tempi non sospetti (cioè lontani dalla data della verifica): è una questione di essere previdenti.

Homework (compiti a casa)

1. Did you make a serious effort to understand the text? (Just hunting for relevant worked-out examples doesn’t count.) Hai cercato seriamente di comprendere il testo (dell’esercizio)? (Solo andare in cerca di esempi già fatti per copiarli non conta)

2. Did you work with classmates on homework problems, or at least check your solutions with others? Hai lavorato assieme ai compagni di classe sugli esercizi assegnati, o almeno hai controllato le tue soluzioni con altri?

3. Did you attempt to outline every homework problem solution before working with classmates? Hai cercato di individuare la soluzione di ogni esercizio prima di confrontarti con i compagni di classe?

4. Did you participate actively in homework group discussions (contributing ideas, asking
questions)? Hai partecipato attivamente nella discussione di gruppo per risolvere gli esercizi (contribuendo idee e ponendo quesiti)?

5. Did you consult with the instructor or teaching assistants when you were having trouble with something? Hai chiesto al docente o all’assistente quando (ogni volta) non hai capito qualcosa?

6. Did you understand ALL of your homework problem solutions when they were handed in? Hai capito TUTTE le soluzioni degli esercizi quando sono state spiegate?

7. Did you ask in class for explanations of homework problem solutions that weren’t clear to you? Hai chiesto in classe precisazioni, se la spiegazione della soluzione non ti è stata chiara?

Nelle vicinanze della verifica, la previdenza va coniugata con un certo buonsenso pratico.

Test preparation Preparazione alla verifica

8. If you had a study guide, did you carefully go through it before the test and convince yourself that you could do everything on it? Se hai a disposizione una study guide (qui nel senso di elenco argomenti oggetto della verifica con repertorio di domande ed esercizi-tipo) l’hai studiata per intero, ti sei convinto che puoi rispondere a tutto quello che chiede?

9. Did you attempt to outline lots of problem solutions quickly, without spending time on the algebra and calculations? Hai cercato di individuare le soluzioni – i procedimenti – di molti esercizi alla svelta, senza perdere tempo nel fare i calcoli o nei dettagli?

10. Did you go over the study guide and problems with classmates and quiz one another? Hai ripassato la study guide con i compagni di classe interrogandovi vicendevolmente?

11. If there was a review session before the test, did you attend it and ask questions about anything you weren’t sure about? Se hai avuto a disposizione una lezione di ripasso prima della verifica, hai partecipato (attivamente) e hai fatto domande su tutto quello che non ti sembrava chiaro?

12. Did you get a reasonable night’s sleep before the test? (If your answer is no, your answers to 1- 11 may not matter.) Hai dormito a sufficienza la notte prima della verifica? (se la tua risposta è no, tutto il resto potrebbe non contare).

 

Uomo avvisato, mezzo salvato – questo programmino potrebbe sembrare faticoso: la motivazione a portarlo avanti è tutta a carico del lettore: verificate la preparazione rispondendo alle domande precedenti e contando i punti (uno per ogni si, zero per ogni no), poi misurerete il risultato. Così dicono.

L’autore della lista raccomanda, perentorio: Do whatever it takes to be able to answer “Yes” to most of the questions.

 

p.s.: l’ultima sessione del corso Learning how to learn è iniziata lo scorso 5 Settembre: si può ancora seguire, e tra un po’ ce ne sarà un’altra . E si può seguire anche gratis.


Esercizi di composizione in greco antico, lezione XI: seconda revisione

Ciao a tutti,

oggi è la giornata giusta per un altro po’ di ripasso. Pronti quindi per la seconda revisione (R&SP) del corso di composizione in greco antico, seguendo sempre il testo Greek Prose Composition. Anche questa R&SP è costituita come la precedente: ho estratto le principali regole proposte nelle lezioni dalla VII alla X, preso ad esempio la lista di vocaboli e ho costruito frasi a partire da elementi appartenenti a questi due insiemi. L’obbiettivo rimane sempre quello di rafforzare la grammatica con esercizi di composizione che riprendono, a poco a poco, tutte le regole studiate.

Nelle lezioni successive alla prima revisione (era la lezione VI, ora siamo alla XI) troviamo l’uso dell’imperativo e del congiuntivo esortativo, le frasi che indicano necessità e dovere e la sintassi di alcune proposizioni greche.

Qualche regola notevole da evidenziare:
-la proposizione causale costituita da ὄτι, ὠς con l’indicativo: ὄτι ἤκουε “perché sentì”, una delle più frequenti insieme alla temporale (almeno a mia esperienza);
-la proposizione finale introdotta da ἴνα, ὠς con il congiuntivo: ὠς με ἴδοι “affinché mi vedesse”;
-il congiuntivo esortativo: viene usato per comandare qualcosa solo nelle prime persone (dato che per queste non esiste l’imperativo). Ad Esempio ἒλθωμεν “andiamo noi” (a comandare? eheheh).

Tra i vocaboli proposti nel lessico per la R&SP ci tengo sottolineare ἀναβαίνω, verbo composto da ἀνα (giù) e βαίνω (andare) quindi “andare giù, scendere”: è lo stesso verbo dal quale viene la parola ἀναβάσις, già evidenziata in precedenza.

La preposizioni sono elementi fondamentali nella lingua greca: ce ne sono moltissime; alcune reggono solo un caso, come  περί con il genitivo (“περί φύσις”, sulla natura) complemento di argomento, altre due, come μετά, che con il genitivo indica il complemento di compagnia e con l’accusativo “dopo” (“μετά πατρός”, con il padre) e altre ancora tre casi come παρά che con il genitivo esprime il complemento d’agente, con il dativo lo stato in luogo e con l’accusativo il moto a luogo (“παρά Ἀθήνας”, verso Atene).

Infine il verbo τιμάω “onorare”, molto utilizzato. È un verbo contratto (la contrazione è un fenomeno fonetico costituito dalla fusione in un’unica vocale di due vocali contigue presenti all’interno di parola): in greco ci sono tre tipi di verbi contratti, in -αω, -εω, -οω (di solito come esempi si prendono τιμάω, φιλέω e δηλόω, che significano rispettivamente onorare, amare e mostrare); questa informazione a me fu segnalata all’inizio del primo anno di ginnasio, subito dopo aver studiato i verbi regolari, ma questo libro di composizione non la cita neanche. Per quale motivo questi verbi sono così particolari? Perché avendo come penultima lettera una vocale si contraggono nell’intera coniugazione; ma non preoccupatevi, una volta capito il procedimento viene tutto più facile.

Attenzione, il livello, rispetto alla prima R&SP è cresciuto: nel costruire le frasi è stata necessaria più attenzione e concentrazione (e non poca di più): andando avanti nel testo le regole grammaticali diventano man mano più complicate. Il lavoro è stato comunque completato (con successo… who knows?), questa attività di costruzione frasi mi sta aiutando anche nella traduzione dal greco: riesco ad analizzare i periodi più fluentemente rispetto all’inizio dell’estate.

 

Nota bibliografica. Il testo seguito è un manuale di fine ottocento, ormai di pubblico dominio (il pdf si trova sul sito archive.org, liberamente e gratuitamente scaricabile e stampabile).

Henry Carr Pearson, Greek Prose Composition (1897); in particolare per l’uso della Review and Sight Practice (R&SP): attività che l’autore consiglia come esercitazione sistematica in aggiunta alle traduzioni consuete. La R&SP prevede che l’insegnante, dato un lessico di vocaboli e una lista di costrutti già visti in esempi precedenti, prepari delle frasi (originali) da proporre alla classe come esercizi di composizione.

 

 

 

Qualche materiale – gli esercizi risolti e le R&SP – verrà caricato man mano sul sito memrise.com, per poterlo studiare anche dallo smartphone. Per ogni composizione avremo le due varianti inglese -> greco e italiano -> greco (un lavoraccio, diciamolo pure).

I corsi memrise sono gratis, e si raggiungono da questi link

Ecco infine il link al testo del Pearson:

 

Per ogni osservazione, correzione e commento scrivete a questo indirizzo:

a2k . ciceri AT gmail . com (togliete gli spazi in eccesso e sostituite AT con “@”)


Latino 101 – la concordanza del pronome relativo con il suo antecedente

Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo in cammino. Al poeta riescono sintesi ispirazionali precluse al bibliotecario veterorazionalista, ahimè. Ma comunque vada il viaggio, più prima che poi ti imbatterai i quei simpaticissimi Lestrigoni adoratori della concordanza.

E ricordiamo che, in Latino la concordanza ha lo stesso grado di necessità delle tre leggi della robotica di Asimov: impossibile sfuggirle. Eccone le tre leggi

  1. concordanza del verbo con il soggetto della frase: il verbo concorda con il soggetto della frase in numero e genere;
  2. concordanza dell’aggettivo con il nome da cui è retto: l’aggettivo concorda con il nome da cui è retto in genere, numero e caso;
  3. concordanza del pronome con il suo antecedente: il pronome concorda con il nome cui si riferisce in genere e numero.

Queste leggi – osservate tassativamente – servono per ricollegare le parole tra di loro, determinando a quali si riferiscano; la loro importanza è ovvia: vanno sapute, sia riconoscere – in traduzione – che applicare – in costruzione.

Per padroneggiare la concordanza (3) del pronome (relativo) con il suo antecedente, bisognerà pur sapere che

  1. esistono cose come i pronomi relativi (qui, quae, quod)
  2. che un pronome relativo si riferisce a qualche altra parola (da cui il nome)
  3. che la parola cui si riferisce è detta il suo antecedente: trovare l’antecedente, questo è il problema.

A questo punto, un pronome relativo concorda con il suo antecedente in genere e numero, ma il suo caso dipende dalla costruzione della frase in cui si trova, non dal caso del suo antecedente. Qualche esempio spiega tutto:

concordanzadelpronomerelativo_20160913

 

Tra questi, notevole il numero (6): l’uso del pronome determinativo is, ea, id come antecedente del relativo:

Is, qui est fortis, laudatur. Egli, il quale è forte, è lodato.

Ma il pronome relativo può anche venire prima (per maggiore enfasi, al solito) del suo antecedente:

Qui est fortis, is laudatur. Colui (il quale) che è forte, (egli) è lodato. Questa figura retorica latina viene detta prolessi (anticipazione) del relativo.

 

 

Dobbiamo questa bella paginetta esplicativa al testo Essentials of Latin for Beginners di Henry Carr Pearson.

 

 


Latino 101 – le dure leggi della concordanza

Cosa succede quando ignori le (pessime) opinioni dei contemporanei e ti viene l’ideona di iscriverti alla prima occasione in una scuola superiore che preveda ancora l’insegnamento della lingua Latina? Ti serve dare un’occhiata – meglio due – a un corso di latino per neofiti, una sorta di latino 101 (ammettiamolo, detto così fa più chic: con il termine di corso 101 si indica infatti, nel sistema scolastico degli Stati Uniti, un corso introduttivo, che non abbia quindi alcun prerequisito): qualcosa che, col pretesto di insegnare i rudimenti di questo linguaggio permetta anche di consolidare un po’ di analisi (grammaticale/logica/del periodo) dell’italiano, di costruire (di ampliare, a voler peccare di ottimismo) il lessico, di tornare a parlare di storia antica.

Comunque vada, più prima che poi ti imbatterai nelle leggi della concordanza, che spiegano come alcuni legami nel significato delle parole all’interno della frase vengano espressi attraverso legami nelle flessioni (declinazioni e coniugazioni) delle parole stesse.

Con lo stesso grado di necessità delle tre leggi della robotica di Asimov, ecco le tre leggi della concordanza latina:

  1. concordanza del verbo con il soggetto della frase: il verbo concorda con il soggetto della frase in numero e genere;
  2. concordanza dell’aggettivo con il nome da cui è retto: l’aggettivo concorda con il nome da cui è retto in genere, numero e caso;
  3. concordanza del pronome con il suo antecedente: il pronome concorda con il nome cui si riferisce in genere e numero.

Queste leggi – osservate tassativamente in letteratura – servono per ricollegare le parole tra di loro, determinando a quali si riferiscano; la loro importanza è ovvia: vanno sapute, sia riconoscere – in traduzione – che applicare – in costruzione.

Per padroneggiare la concordanza (2) dell’aggettivo con il nome, è opportuno fare qualche esercizio di declinazione congiunta nome<-aggettivo; ecco qualche test. A farne – per scritto – uno al giorno, alla fine sapremo le declinazioni di nomi ed aggettivi a menadito.

concordanza

 

Questi esercizi sono tratti da The new delectus; or, Easy steps to Latin construing by George Henry Stoddart (1857, Whittaker, London).

Ah oggi, almeno in Lombardia, ricomincia la scuola. Come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare.