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esercizi di composizione latina: sostenibili

Ciao a tutti,

appena riletta con attenzione la nota introduttiva al primo esercizio della seconda parte del testo di composizione latina (chiamarla retroversione mi spaventa un po’).

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Nota: “Lo studente non dovrebbe dipendere dal vocabolario Inglese-Latino per i termini latini. Il testo latino sul quale è basato ogni esercizio dovrebbe sempre essere consultato per i termini o le frasi appropriate”.

Cosa vuol dire, che posso tenere a portata di mano una copia del De Bello Gallico mentre traduco in Latino? Ma così sfido chiunque a dire che sia un esercizio assurdo, anzi, potrebbe anche risultare divertente.

Il testo di composizione latina citato è il solito H.C.Pearson, Latin Prose Composition, 1903. Serve poi un De Bello Gallico di libera consultazione? Eccolo, basta cliccare qui.

Buon lavoro, casomai.

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sei settimane per leggere Cesare, regolette per decodificare le frasi

Six Week for Reading Caesar

Vista la ricorrenza, difficile trattenersi.

Il testo di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare.

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

 

Nel testo abbiamo trovato qualche regoletta (empirica) che aiuti a districarci nella lettura: non basterà a farci tradurre all’impronta, d’accordo, ma almeno avremo qualche indizio in più.

  1. Il soggetto è messo per primo, in verbo per ultimo: Caesar duas legiones conscriptis.
  2. Se però si vuole dare enfasi, rilievo particolare al verbo, lo si può mettere prima, a volte anche per primo: Mosa profluit ex monte Vosego. Reperiebat in quaerendo Caesar.
  3. Le parole che si vogliono enfatizzare precedono quelle connesse con loro che non si vogliono enfatizzare: Eam partem minime firmam hostium esse animadverterat.  Ma ogni parola, tranne il verbo, può essere messa in fondo alla frase per enfatizzarla.
  4. I casi obliqui seguono le loro preposizioni ma precedono le parole che li reggono: Trans id flumen; Domum reverti coeperunt.
  5. Un genitivo che dipende da un pronome o aggettivo neutro, lo segue: Quid sui consilii sit ostendit.
  6. Un genitivo (non oggettivo) che specifica un nome con attributo viene interposto tra attributo e nome: Maximus Militum numerus.
  7. Se sia un genitivo soggettivo che un genitivo oggettivo specificano uno stesso nome, il soggettivo precede il nome e l’oggettivo lo segue: Pro veteribus Helvetiorum injuriis populi Romani.
  8. Cosa precede un nome? Un pronome dimostrativo, un aggettivo cui si vuol dare enfasi, un aggettivo numerale, correlativo, un aggettivo che indica una parte del proprio nome, precede il nome cui si riferisce: ipsa victoria; (quum) cum legiones magnum spatium abessent; **decem** dies; talis vir; de **media** nocte.
  9. L’infinitiva precede il verbo da cui dipende: castra munire jussit.
  10. Una parola molto corta, connessa ad una parola molto lunga, la precede: vir fortissimus.
  11. Un avverbio sta di solito immediatamente prima della parola che modifica: hostes repente celeriterque procurrerunt.
  12. Le parole autem, enim, e vero, ma, seguono la prima parola della frase. Quando le prime due parole della frase vanno assieme, o una di queste due è una voce del verbo essere, quella può andare per terza.
  13. Quidem, indeed, e quoque, anche, seguono la parola a cui danno enfasi. In Ne quidem, nemmeno, la parola cui dare enfasi va tra ne e quidem.
  14. Le particelle enclitiche, -que, -ne, -ve, vengono di solito aggiunte alla prima parola della frase.

 

 

Buona lettura, nel caso.


elementi di latino: prima declinazione (continua), il caso genitivo, presente indicativo di sum


Ciao a tutti,

continuano le lezioni di grammatica latina, tradotte dal testo introduttivo di Henry Carr Pearson, Essentials Of Latin For Beginners (1915, New York American Book Company). Anche oggi un piccolo sforzo per comprendere un po’ di più questo affascinante linguaggio (sembra la pubblicità progresso).

Ogni lezione introduce degli elementi di morfologia e sintassi del latino, seguite da un piccolo vocabolario di termini indispensabili per poter eseguire gli esercizi di traduzione proposti nel seguito e che vanno ad arricchire il lessico di base: oggi si continua con la prima declinazione, si introduce il caso genitivo e il presente indicativo di sum. Imparare il vocabolarietto e fare gli esercizi previsti sono la garanzia per consolidare tutto quanto appreso.

 

  • Prima Declinazione (continua), il caso genitivo, presente indicativo di sum, vocabolario, esercizi. Scarica il pdf della lezione da questo link: essentialsoflatinlessoniii.

 

Per segnalare gli (in)evitabili errori, altre sviste e per osservazioni o suggerimenti, scrivete a gp (dot) ciceri (at) gmail (dot) com (indirizzo email ottenuto dopo le ovvie sostituzioni).

Buona lettura.

 


elementi di latino: concordanza del predicato nominale


Ciao a tutti,

le lezioni di grammatica latina, tratte (pedissequamente) dal testo introduttivo di Henry Carr Pearson, Essentials Of Latin For Beginners (1915, New York American Book Company) procedono pianin pianino, ma se il paziente lettore avrà la costanza di impararne i vocabolarietti e di svolgere gli esercizi previsti costruirà nel giro di qualche mesetto una prima, discreta, capacità di leggere e di scrivere un po’ di Latino. Come storytelling è un po’ poco avvincente, lo ammetto, ma preferisco ricordare la storia di Milone di Crotone e del sollevamento quotidiano del vitello piuttosto che ispirare facili successi a fronte di scarso impegno, e ancor peggio non costante.

Ogni lezione introduce degli elementi di morfologia e sintassi del latino, seguite da un piccolo vocabolario di termini indispensabili per poter eseguire gli esercizi di traduzione proposti nel seguito e che vanno ad arricchire il lessico di base: questa è la volta dell’aggettivo femminile della prima declinazione (poi lo chiameremo in modo diverso) e della concordanza tra predicato nominale e soggetto di una frase.

 

  • Prima Declinazione, aggettivi femminili, il caso del soggetto, la concordanza del predicato nominale, vocabolario, esercizi. Scarica il pdf della lezione da questo link: essentialsoflatinlessonii.

 

Per segnalare gli (in)evitabili errori, altre sviste e per osservazioni o suggerimenti, scrivete a gp (dot) ciceri (at) gmail (dot) com (indirizzo email ottenuto dopo le ovvie sostituzioni).

Buona lettura.

 


elementi di latino: nozioni generali e prima declinazione


Ciao a tutti,

con queste inizia un’altra serie di lezioni, questa volta di grammatica latina, tratte (tradotte piuttosto letteralmente) dal testo introduttivo di Henry Carr Pearson, Essentials Of Latin For Beginners (1915, New York American Book Company). Ogni lezione introduce degli elementi di morfologia e sintassi del latino, seguite da un piccolo vocabolario di termini indispensabili per poter eseguire gli esercizi di traduzione proposti nel seguito.

Nel testo originale vi sono 70 lezioni, di cui dieci dedicate alla sola lettura/traduzione; vi sono poi, ad abundantiam, altre sei lezioni supplementari. Le prime 70 contengono “the minimum of what a pupil should know before he is ready to read Latin with any degree of intelligence and satisfaction” (cito dall’introduzione, del 1915, sic transit sapientia mundi – mi verrebbe da commentare): ai tempi si pensava ai tempi a un breve corso preparatorio, le 70 lezioni – lasciando anche tanto tempo per i ripassi – erano previste in circa 25 settimane. Il testo contiene anche materiale per le letture, con selezioni dal Viri Romae (di L’Homond, C.François) e dai primi 20 capitoli del De Bello Gallico di Cesare, libro II, in forma semplificata.

Il testo originale è consultabile e stampabile gratuitamente dal link indicato qui sopra; anche le traduzioni delle lezioni, pian piano verranno messe a disposizione. Ecco le prime due:

  • Nozioni introduttive: alfabeto, quantità, sillabe, ecc. Scarica il pdf della lezione da questo link: essentialsoflatinlessonintro.
  • Prima Declinazione: nomi con tema in -a-, vocabolario, esercizi. Scarica il pdf della lezione da questo link: essentialsoflatinlessoni.

Per i temerari del computer, c’è la possibilità di ottenere direttamente i sorgenti delle traduzioni: così, se volete ampliare esempi o esercizi, ovvero modificare spiegazioni e note, potete poi ricostruire i pdf.

https://github.com/gpciceri/milagathos/tree/master/essentialsOfLatin (caveat: sono scritti in LaTeX, altro linguaggio per molti ma non per tutti).

Per segnalare gli (in)evitabili errori, altre sviste e per osservazioni o suggerimenti, scrivete a gp (dot) ciceri (at) gmail (dot) com (indirizzo email ottenuto dopo le ovvie sostituzioni).

Buona lettura.

p.s.: non vi è un utilizzo previsto per queste lezioni: si possono leggere per ritornare con semplicità al latino imparato in gioventù, ovvero utilizzarle come ausilio – fossero anche solo gli esercizi proposti – per trasmetterne qualche cenno ai più giovani. A questo proposito, occorre rimarcare come non manchino certo libri di latino moderni, attuali nella trattazione, che nascono per un pubblico italiano contemporaneo; laddove questo testo, da cui sono tradotte, venne pensato per studenti anglosassoni di un secolo fa: da questo punto di vista il lettore appassionato potrà comunque riflettere sulle somiglianze e sulle differenze delle varie trattazioni, interpretando secondo la sua sensibilità l’evoluzione del modo di presentare il latino a chi ne sia digiuno.


leggere Latino: di gerundio e gerundivo son piene le fosse.

Ciao a tutti,

quel bel costrutto latino costituito, grammaticalmente, da verbo in gerundio + nome in accusativo (complemento oggetto del gerundio) che si trasforma poi – e come si trova più spesso in letteratura – in verbo al gerundivo concordato col nome oggetto del gerundio declinato nel caso originale del gerundio stesso.

Detto così può sembrare una sciarada, ma basta fare qualche esempio per chiarirsi le idee.

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Il gerundio è un nome verbale: si declina; il gerundivo è un aggettivo verbale: si declina e concorda.

gerundioetgerundivoremone

Nel passare dal gerundio al gerundivo, il nome – complemento oggetto – prende il caso del gerundio a cui riferisce, mentre il gerundivo concorda.

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In sintesi: verbo in gerundio + nome in ACCusativo (del gerundio) <=> nome nel caso del gerundio + verbo in gerundivo, concordato opportunamente.

Siamo debitori di esempi e commenti a James Morris Whiton, nel suo Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886).


il senso del dovere latino: la perifrastica passiva

 

rovistare tra grammatiche latine di fine ottocento, si trovano, di tanto in tanto, esempi e specchietti riassuntivi carini.

 

Per esprimere il senso del dovere, nulla di meglio della perifrastica passiva. Si forma con il gerundivo (aggettivo verbale) dell’azione impiegato come predicato nominale.

 

Come funziona?

  • è una coniugazione passiva, quindi la frase va girata al passivo: io devo fare qualcosa -> qualcosa deve essere fatto da me;
  • il soggetto della frase (chi che “deve fare” qualcosa) va quindi in DATivo (dativo d’agente; non A, AB+ABLativo);
  • un verbo intransitivo va quindi usato impersonalmente (in pratica il predicato nominale è in genere neutro).

 

 

 

Come si coniuga?

 

 

 

Per riferimento, da dove sono tratti questi specchietti,  Essentials of Latin for Beginners. (H.C.Pearson, American Book Company, New York, 1912).

Buon fine settimana.


ritorno a scuola? a tutta perifrastica (attiva, si spera).

 

Mai come in prossimità del ritorno a scuola resta attuale ricordarsi della perifrastica attiva. E a rovistare tra grammatiche latine di fine ottocento, si trovano, di tanto in tanto, specchietti riassuntivi carini.

La perifrastica attiva si forma con il participio futuro attivo e il verbo essere. Ha significato attivo e futuro: esprime l’idea di essere sul punto di fare qualcosa, di iniziare a fare qualcosa, di voler fare qualcosa.

Visto che non c’è il tempo futuro nel congiuntivo, possiamo usare questa perifrastica al suo posto.
Come si coniuga in pratica?

 

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Per riferimento, da dove sono tratti questi specchietti,  Essentials of Latin for Beginners. (H.C.Pearson, American Book Company, New York, 1912).

Morale? Per dirla col Rovazzi, imperaturi sumus (andiamo a comandare).

 

Buona settimana.


l’avverbio latino viene dall’aggettivo. casi elementari

 

A rovistare tra grammatiche latine di fine ottocento, si trovano, di tanto in tanto, specchietti riassuntivi carini.

Gli avverbi si formano a partire dagli aggettivi: se l’aggettivo è della prima classe, allora si aggiunge -e alla radice della parola, se invece è della seconda classe si aggiunge -ter. Tutto qui? Quasi: per alcuni aggettivi, invece, si ricava l’avverbio corrispondente direttamente o dall’ablativo singolare o dall’accusativo singolare neutro.

 

Per riferimento, da dove è tratto questo esempio,  Essentials of Latin for Beginners. (H.C.Pearson, American Book Company, New York, 1912).

Morale? La solita: si impara la regola e si memorizzano alcune sue eccezioni notevoli come elementi del lessico di base.

Buona domenica.


6WP: sei settimane di preparazione alla lettura di Cesare, nozioni preliminari

Six Week for Reading Caesar

Il libro di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare).

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

Il testo inizia con qualche nozioni preliminare, su cui demanda la spiegazione ad una delle grammatiche di riferimento. Qui tentiamo una sintesi.

Un po’ di fonetica latina: la pronuncia e le regole per la sillabazione, la quantità e l’accento;

Essendo italiani, per la pronuncia siamo facilitati, almeno fino a quando non veniamo a conoscenza della pronuncia classica. Fino ad allora, la pronuncia ecclesiastica andrà benissimo.

La sillabazione: nella divisione in sillabe, una consonante singola tra due vocali va con la seconda (ab-est, ob-la-tus). Una sillaba si dice pura se preceduta da una vocale (nella stessa parola); se preceduta da consonante, si dice impura. Una sillaba a inizio parola che finisca per vocale o una sillaba non a inizio parola che cominci per vocale si dice aperta, altrimenti si dice chiusa.

La quantità, ovvero il tempo di pronuncia di una vocale: ogni lettera ha sempre lo stesso suono, ma le vocali, se lunghe, si pronunciano nel doppio del tempo della stessa vocale, se breve. I segni della quantità si dovrebbero trovare segnati, ma non saremo quasi mai così fortunati (forse negli specchiatti delle flessioni).

Regole sulle quantità:

  • una vocale prima di un altra vocale, o della h, è corta;
  • un dittongo è lungo;
  • una sillaba formata per contrazione è lunga (es nil, da nihil);
  • una sillaba formata da
    • una vocale seguita da due consonanti / una consonante doppia (x, z) è lunga
    • se la vocale è prima di nf e ns la vocale stessa diventa lunga;

L’accento. Regole sull’accento:

  • le parole di due sillabe sono sempre accentate sulla prima sillaba;
  • per le parole di più di due sillabe, si guarda la quantità della penultima sillaba: se questa è lunga, allora è anche accentata, se questa è corta, allora l’accento risale alla terzultima.

La flessione (declinazione per nomi, aggettivi e pronomi, coniugazione per i verbi): la flessione è un cambiamento della forma di una parola per indicare le sue relazioni grammaticali. Questi cambiamenti possono avvenire all’inizio e nel corpo della parola, ma molto più spesso nella sua terminazione (alla fine). I cambi di flessioni nel corpo di un verbo indicano relazioni di modo e di tempo.

Radice e tema (stem): il corpo di una parola, al quale sono attaccate le terminazioni. Indica l’idea della parola, il concetto che esprime, al di là delle sue relazioni grammaticali, ma in generale non può essere usato senza terminazioni per esprimerla. La forma primitiva della parola invece, che ne esprime l’idea base in modo meno definito e comune anche ad altre parole, è detta radice.

I casi, il loro utilizzo e significato. Nomi, aggettivi e pronomi latini si declinano in due numeri (singolare e plurale) e sei casi (NOMinativo, GENitivo, DATivo, ACCusativo, VOCativo e ABLativo).

I sei casi vengono introdotti con il loro significato a livello di analisi logica, cioè esprimono la funzione logica della parola all’interno della frase. Di solito si inizia a studiare il loro significato di base, quello espresso dall’utilizzo del caso senza intervento di preposizioni:

  • NOM – > il soggetto (e il nome del predicato);
  • GEN -> il complemento di specificazione;
  • DAT -> il complemento di termine (oggetto indiretto dell’azione descritta dal verbo);
  • ACC -> il complemento oggetto (oggetto diretto dell’azione descritta dal verbo);
  • VOC -> il complemento di vocazione (fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?);
  • ABL -> il complemento di mezzo (è il caso che maggiormente si presta ad assumere significati diversi attraverso l’uso delle preposizioni).

Fino a qui è facile: peccato poi ci siano tre situazioni che complichino notevolmente l’analisi logica della frase latina:

  • un caso (così come è, senza proposizione) può servire a rappresentare anche altri complementi (ad es. il DAT di vantaggio/svantaggio, l’ACC di tempo continuato);
  • un caso preceduto da una preposizione rappresenta un (altro) complemento: qui serve piuttosto sapere quali preposizioni reggono quali casi (ad. es: la preposizione IN regge sia l’ABL – e in questo caso indica stato in luogo, che l’ACC – e in quest’altro caso indica moto a luogo circoscritto);
  • un verbo latino di significato transitivo (che in italiano ti aspetteresti quindi di trovare con il suo complemento oggetto) può reggere casi diversi dall’ACC: qui solo il vocabolario potrà aiutarci a capire se il costrutto sia fattibile.

Ah, dimenticavo: i casi NOM, ACC, e VOC si dicono casi diretti, mentre i casi GEN, DAT e ABL si dicono indiretti od obliqui.

 

E siamo solo ai prerequisiti.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>