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sei settimane per leggere Cesare, regolette per decodificare le frasi

Six Week for Reading Caesar

Vista la ricorrenza, difficile trattenersi.

Il testo di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare.

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

 

Nel testo abbiamo trovato qualche regoletta (empirica) che aiuti a districarci nella lettura: non basterà a farci tradurre all’impronta, d’accordo, ma almeno avremo qualche indizio in più.

  1. Il soggetto è messo per primo, in verbo per ultimo: Caesar duas legiones conscriptis.
  2. Se però si vuole dare enfasi, rilievo particolare al verbo, lo si può mettere prima, a volte anche per primo: Mosa profluit ex monte Vosego. Reperiebat in quaerendo Caesar.
  3. Le parole che si vogliono enfatizzare precedono quelle connesse con loro che non si vogliono enfatizzare: Eam partem minime firmam hostium esse animadverterat.  Ma ogni parola, tranne il verbo, può essere messa in fondo alla frase per enfatizzarla.
  4. I casi obliqui seguono le loro preposizioni ma precedono le parole che li reggono: Trans id flumen; Domum reverti coeperunt.
  5. Un genitivo che dipende da un pronome o aggettivo neutro, lo segue: Quid sui consilii sit ostendit.
  6. Un genitivo (non oggettivo) che specifica un nome con attributo viene interposto tra attributo e nome: Maximus Militum numerus.
  7. Se sia un genitivo soggettivo che un genitivo oggettivo specificano uno stesso nome, il soggettivo precede il nome e l’oggettivo lo segue: Pro veteribus Helvetiorum injuriis populi Romani.
  8. Cosa precede un nome? Un pronome dimostrativo, un aggettivo cui si vuol dare enfasi, un aggettivo numerale, correlativo, un aggettivo che indica una parte del proprio nome, precede il nome cui si riferisce: ipsa victoria; (quum) cum legiones magnum spatium abessent; **decem** dies; talis vir; de **media** nocte.
  9. L’infinitiva precede il verbo da cui dipende: castra munire jussit.
  10. Una parola molto corta, connessa ad una parola molto lunga, la precede: vir fortissimus.
  11. Un avverbio sta di solito immediatamente prima della parola che modifica: hostes repente celeriterque procurrerunt.
  12. Le parole autem, enim, e vero, ma, seguono la prima parola della frase. Quando le prime due parole della frase vanno assieme, o una di queste due è una voce del verbo essere, quella può andare per terza.
  13. Quidem, indeed, e quoque, anche, seguono la parola a cui danno enfasi. In Ne quidem, nemmeno, la parola cui dare enfasi va tra ne e quidem.
  14. Le particelle enclitiche, -que, -ne, -ve, vengono di solito aggiunte alla prima parola della frase.

 

 

Buona lettura, nel caso.

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La coniugazione del verbo latino, il tutto in pratiche flashcard

Ai miei bei tempi andati, i verbi del latinuccio delle medie si trascrivevano a mano sul quaderno e poi si studiavano da lì ripetendoli perinde ac cadaver (ok, lo ammetto mi sono fermato ben prima).

Ma adesso siamo tutti armati di smartphone, e gli anglosassoni insistono sul concetto delle flashcard: un foglietto tipo biglietto da visita, da una parte scrivo la domanda, sul retro la risposta, poi continuo a provare a rispondere scartando via via le risposte giuste e riciclando su quelle sbagliate. Pare che così si riesca a memorizzare in allegria. Il concetto è serio, e anche abbastanza noto; lo ricordo solo banalizzandolo un po’, perdonerete spero.

Alcuni scenziatoni ci hanno fatto sopra un sito, memrise.com, con tanto di app per lo smartphone – appunto, dove le frequenze di ripresentazione della medesima domanda sono studiate per favorire un rapido ed efficace apprendimento delle risposte (nel senso che non le dimentico subito dopo).

E uno può anche creare i propri corsi su quello che gli interessa imparare: con spirito di servizio (e ci saranno sicuramente degli erroretti – segnalate volentieri a gp DOT ciceri AT gmail DOT com), eccovi le flashcard per imparare le coniugazioni dei verbi latini

http://www.memrise.com/course/770123/coniugazioni-dei-verbi-latini/

Il corso è gratis, ci mancherebbe. Magari può servire: io però un pajo di trascrizioni a mano degli specchietti delle coniugazioni continuerei a farle. Buona giornata.


Latino 101 – un po’ di consecutio temporum

Ricordate il latinuccio che una volta si faceva alle medie? Beh, con il termine di corso 101 si indica, nel mondo universitario americano, un corso assolutamente introduttivo, che non abbia alcun prerequisito: praticamente la stessa cosa.

E in latino è piuttosto fondamentale avere chiaro che il tempo del verbo di una frase non è poi scelto a caso: a seconda di quello che compare nella frase reggente (tempo principale o storico), nella dipendente – se al modo congiuntivo – dovrà per forza esserci un tempo compatibile con l’idea di azione contemporanea, passata o futura di questa (la dipendente) rispetto alla reggente stessa.

Ovvero, dovendo esprimere il rapporto temporale, la scelta del tempo verbale nella dipendente sarà obbligata – definita dal tempo verbale nella reggente. Consecutio temporum, viene detta.

Qui, nello schema, la reggente è all’indicativo. Il gioco, in composizione, è di scegliere il tempo della dipendente che indichi il rapporto temporale desiderato; in traduzione, di riconoscere il meccanismo e di tradurre quindi con il tempo del congiuntivo italiano corretto.

Lo schema è tratto da [CLG] A complete Latin grammar di Harkness, Albert (1898, New York, American Book Company).

 

 

 


6WP: sei settimane di preparazione alla lettura di Cesare, nozioni preliminari

Six Week for Reading Caesar

Il libro di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare).

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

Il testo inizia con qualche nozioni preliminare, su cui demanda la spiegazione ad una delle grammatiche di riferimento. Qui tentiamo una sintesi.

Un po’ di fonetica latina: la pronuncia e le regole per la sillabazione, la quantità e l’accento;

Essendo italiani, per la pronuncia siamo facilitati, almeno fino a quando non veniamo a conoscenza della pronuncia classica. Fino ad allora, la pronuncia ecclesiastica andrà benissimo.

La sillabazione: nella divisione in sillabe, una consonante singola tra due vocali va con la seconda (ab-est, ob-la-tus). Una sillaba si dice pura se preceduta da una vocale (nella stessa parola); se preceduta da consonante, si dice impura. Una sillaba a inizio parola che finisca per vocale o una sillaba non a inizio parola che cominci per vocale si dice aperta, altrimenti si dice chiusa.

La quantità, ovvero il tempo di pronuncia di una vocale: ogni lettera ha sempre lo stesso suono, ma le vocali, se lunghe, si pronunciano nel doppio del tempo della stessa vocale, se breve. I segni della quantità si dovrebbero trovare segnati, ma non saremo quasi mai così fortunati (forse negli specchiatti delle flessioni).

Regole sulle quantità:

  • una vocale prima di un altra vocale, o della h, è corta;
  • un dittongo è lungo;
  • una sillaba formata per contrazione è lunga (es nil, da nihil);
  • una sillaba formata da
    • una vocale seguita da due consonanti / una consonante doppia (x, z) è lunga
    • se la vocale è prima di nf e ns la vocale stessa diventa lunga;

L’accento. Regole sull’accento:

  • le parole di due sillabe sono sempre accentate sulla prima sillaba;
  • per le parole di più di due sillabe, si guarda la quantità della penultima sillaba: se questa è lunga, allora è anche accentata, se questa è corta, allora l’accento risale alla terzultima.

La flessione (declinazione per nomi, aggettivi e pronomi, coniugazione per i verbi): la flessione è un cambiamento della forma di una parola per indicare le sue relazioni grammaticali. Questi cambiamenti possono avvenire all’inizio e nel corpo della parola, ma molto più spesso nella sua terminazione (alla fine). I cambi di flessioni nel corpo di un verbo indicano relazioni di modo e di tempo.

Radice e tema (stem): il corpo di una parola, al quale sono attaccate le terminazioni. Indica l’idea della parola, il concetto che esprime, al di là delle sue relazioni grammaticali, ma in generale non può essere usato senza terminazioni per esprimerla. La forma primitiva della parola invece, che ne esprime l’idea base in modo meno definito e comune anche ad altre parole, è detta radice.

I casi, il loro utilizzo e significato. Nomi, aggettivi e pronomi latini si declinano in due numeri (singolare e plurale) e sei casi (NOMinativo, GENitivo, DATivo, ACCusativo, VOCativo e ABLativo).

I sei casi vengono introdotti con il loro significato a livello di analisi logica, cioè esprimono la funzione logica della parola all’interno della frase. Di solito si inizia a studiare il loro significato di base, quello espresso dall’utilizzo del caso senza intervento di preposizioni:

  • NOM – > il soggetto (e il nome del predicato);
  • GEN -> il complemento di specificazione;
  • DAT -> il complemento di termine (oggetto indiretto dell’azione descritta dal verbo);
  • ACC -> il complemento oggetto (oggetto diretto dell’azione descritta dal verbo);
  • VOC -> il complemento di vocazione (fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?);
  • ABL -> il complemento di mezzo (è il caso che maggiormente si presta ad assumere significati diversi attraverso l’uso delle preposizioni).

Fino a qui è facile: peccato poi ci siano tre situazioni che complichino notevolmente l’analisi logica della frase latina:

  • un caso (così come è, senza proposizione) può servire a rappresentare anche altri complementi (ad es. il DAT di vantaggio/svantaggio, l’ACC di tempo continuato);
  • un caso preceduto da una preposizione rappresenta un (altro) complemento: qui serve piuttosto sapere quali preposizioni reggono quali casi (ad. es: la preposizione IN regge sia l’ABL – e in questo caso indica stato in luogo, che l’ACC – e in quest’altro caso indica moto a luogo circoscritto);
  • un verbo latino di significato transitivo (che in italiano ti aspetteresti quindi di trovare con il suo complemento oggetto) può reggere casi diversi dall’ACC: qui solo il vocabolario potrà aiutarci a capire se il costrutto sia fattibile.

Ah, dimenticavo: i casi NOM, ACC, e VOC si dicono casi diretti, mentre i casi GEN, DAT e ABL si dicono indiretti od obliqui.

 

E siamo solo ai prerequisiti.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 


preparazione alla lettura di Cesare: stele di rosetta dei verbi (latino-inglese)

Six Week for Reading Caesar

Il testo di Whiton, James Morris, Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886) è un laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere rapidamente in grado di leggere il De Bello Gallico di Cesare).

Di questo libro sono scaduti – a nostra miglior conoscenza e salvo il contrario – i diritti di copia; è stato digitalizzato è può essere scaricato gratuitamente da archive.org.

Per il lettore italiano, un punto di potenziale difficoltà è costituito dalla corrispondenza dei tempi verbali tra l’inglese e il latino (il testo è in inglese, come il titolo lasciava presagire): serve una qualche sorta di stele di rosetta , almeno parziale – tra coniugazione del verbo latina e tempi verbali inglesi corrispondenti, per poter affrontare gli esercizi proposti.

Nel testo stesso ci sono degli schemi riassuntivi, ma un lavoro meglio organizzato (e sistematico) si può trovare nella grammatica dell’Harkness (A.Harkness, A Complete Latin Grammar) – anche quella disponibile su archive.org: ne abbiamo tratto un piccolo stralcio per quello che ci interessa a questo fine, si può ottenerlo scaricandolo da qui.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

 

Buon fine settimana.