Archivi tag: corso memrise

esercizi di greco antico: lessico DCC, i 500 vocaboli più frequenti.

Ciao a tutti,

ancora esercizi sul lessico di base del Greco Antico, questa volta predisposti a partire dai 500 lemmi fondamentali del lessico frequenziale DCC.

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Atene, Museo Archeologico Nazionale

Da qui si può scaricare un foglio (meglio, una cartella) di lavoro con dei test, per le opportune verifiche (le liste dei vocaboli sono riportate in fondo alla cartella, basta scorrere verso destra i singoli fogli).

Se preferite, qui potete scaricare le liste di vocaboli in file pdf belli e pronti per la stampa:

 

Se segnalerete errori o sviste all’indirizzo gp <punto> ciceri <AT> gmail <punto> com sarò lieto di applicare tutti i corrige del caso.

Buona giornata.

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i 300 lemmi fondamentali del lessico greco antico, dal Triakonta

Ciao a tutti,

sempre a proposito lessico di base del Greco Antico, qui ci sono i lemmi che compaiono della lista dei 300 fondamentali, come pubblicata sul testo: Triakonta. Versioni di greco per il triennio (Agazzi e Vilardo, Zanichelli, 2006).

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Sono tre file .pdf già pronti per essere stampati e tenuti a portata di mano:

CORRIGE 2017.11.01 – riviste le liste di lemmi e riprodotto il pdf.

lemmi fondamentali: verbi, nomi e aggettivi (clicca per scaricare il file)

Come si usano? Come scorciatoja, prima di consultare il vocabolario vero e proprio – almeno per ipotizzare un primo significato nel testo che si sta traducendo.

Sarebbe utile impararli a memoria: nel caso, potete trovare qui qualche esercizio in questo senso.

Come al solito, se segnalerete errori o sviste all’indirizzo gp <punto> ciceri <AT> gmail <punto> com sarò poi lieto di applicare tutti i corrige del caso.

Buona giornata.

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esercizi di lessico greco antico: i 300 lemmi principali, dal Triakonta

Ciao a tutti,

dopo sei mesi di silenzio nuovi esercizi sul lessico di base del Greco Antico, questa volta predisposti a partire dalla lista dei 300 lemmi fondamentali pubblicata sul testo: Triakonta. Versioni di greco per il triennio. Pierangelo Agazzi e Massimo Vilardo, Zanichelli, 2006.

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Statua di Poisedone, dettaglio. Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Qui c’è il corso sulla piattaforma Memrise, per impararli a memoria.

Da qui invece si può scaricare un foglio (meglio, una cartella) di lavoro con dei test (ultimo corrige, 2017.11.01), per le opportune verifiche (le liste dei vocaboli sono riportate in fondo alla cartella, basta scorrere verso destra i singoli fogli).

Se segnalerete errori o sviste all’indirizzo gp <punto> ciceri <AT> gmail <punto> com sarò lieto di applicare tutti i corrige del caso.

Buona giornata.

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sei settimane per leggere Cesare, regolette per decodificare le frasi

Six Week for Reading Caesar

Vista la ricorrenza, difficile trattenersi.

Il testo di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare.

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

 

Nel testo abbiamo trovato qualche regoletta (empirica) che aiuti a districarci nella lettura: non basterà a farci tradurre all’impronta, d’accordo, ma almeno avremo qualche indizio in più.

  1. Il soggetto è messo per primo, in verbo per ultimo: Caesar duas legiones conscriptis.
  2. Se però si vuole dare enfasi, rilievo particolare al verbo, lo si può mettere prima, a volte anche per primo: Mosa profluit ex monte Vosego. Reperiebat in quaerendo Caesar.
  3. Le parole che si vogliono enfatizzare precedono quelle connesse con loro che non si vogliono enfatizzare: Eam partem minime firmam hostium esse animadverterat.  Ma ogni parola, tranne il verbo, può essere messa in fondo alla frase per enfatizzarla.
  4. I casi obliqui seguono le loro preposizioni ma precedono le parole che li reggono: Trans id flumen; Domum reverti coeperunt.
  5. Un genitivo che dipende da un pronome o aggettivo neutro, lo segue: Quid sui consilii sit ostendit.
  6. Un genitivo (non oggettivo) che specifica un nome con attributo viene interposto tra attributo e nome: Maximus Militum numerus.
  7. Se sia un genitivo soggettivo che un genitivo oggettivo specificano uno stesso nome, il soggettivo precede il nome e l’oggettivo lo segue: Pro veteribus Helvetiorum injuriis populi Romani.
  8. Cosa precede un nome? Un pronome dimostrativo, un aggettivo cui si vuol dare enfasi, un aggettivo numerale, correlativo, un aggettivo che indica una parte del proprio nome, precede il nome cui si riferisce: ipsa victoria; (quum) cum legiones magnum spatium abessent; **decem** dies; talis vir; de **media** nocte.
  9. L’infinitiva precede il verbo da cui dipende: castra munire jussit.
  10. Una parola molto corta, connessa ad una parola molto lunga, la precede: vir fortissimus.
  11. Un avverbio sta di solito immediatamente prima della parola che modifica: hostes repente celeriterque procurrerunt.
  12. Le parole autem, enim, e vero, ma, seguono la prima parola della frase. Quando le prime due parole della frase vanno assieme, o una di queste due è una voce del verbo essere, quella può andare per terza.
  13. Quidem, indeed, e quoque, anche, seguono la parola a cui danno enfasi. In Ne quidem, nemmeno, la parola cui dare enfasi va tra ne e quidem.
  14. Le particelle enclitiche, -que, -ne, -ve, vengono di solito aggiunte alla prima parola della frase.

 

 

Buona lettura, nel caso.


impara ad imparare: regole per studiare meglio (e per non fare finta di studiare)

Ciao a tutti,

una nuova sessione del corso Learning how to learn è iniziata lo scorso 5 Settembre, e lo si può seguire anche gratis. Quei geniali dell’Università della California a San Diego hanno idee piuttosto precise su come si faccia a imparare qualcosa, e nella loro benevolenza lo riassumono in due decaloghi – nessun vitello (né d’oro né dai piedi di balsa) è però stato prima messo a punto e distrutto poi nel corso della loro stesura: almeno a nostra migliore conoscenza.

Visto l’inizio dell’anno scolastico, sembra opportuno riproporre il tutto alla pubblica attenzione, consci del fatto che nel rappresentare l’autentica ricetta del risotto alla milanese a venti aspiranti cuochi solo un pajo la sapranno interpretare meravigliosamente sin da subito, mentre ad altri 16 servirà qualche periodo di apprendistato, più o meno lungo.

<citation>

These rules form a synthesis of some of the main ideas of the course–they are excerpted from the book A Mind for Numbers: How to Excel in Math and Science (Even if You Flunked Algebra), by Barbara Oakley, Penguin, July, 2014. Feel free to copy these rules and redistribute them, as long as you keep the original wording and this citation.

<citation/>

<original wording>

10 Rules of Good Studying

  1. Use recall. After you read a page, look away and recall the main ideas. Highlight very little, and never highlight anything you haven’t put in your mind first by recalling. Try recalling main ideas when you are walking to class or in a different room from where you originally learned it. An ability to recall—to generate the ideas from inside yourself—is one of the key indicators of good learning.
  2. Test yourself. On everything. All the time. Flash cards are your friend.
  3. Chunk your problems. Chunking is understanding and practicing with a problem solution so that it can all come to mind in a flash. After you solve a problem, rehearse it. Make sure you can solve it cold—every step. Pretend it’s a song and learn to play it over and over again in your mind, so the information combines into one smooth chunk you can pull up whenever you want.
  4. Space your repetition. Spread out your learning in any subject a little every day, just like an athlete. Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time.
  5. Alternate different problem-solving techniques during your practice. Never practice too long at any one session using only one problem-solving technique—after a while, you are just mimicking what you did on the previous problem. Mix it up and work on different types of problems. This teaches you both how and when to use a technique. (Books generally are not set up this way, so you’ll need to do this on your own.) After every assignment and test, go over your errors, make sure you understand why you made them, and then rework your solutions. To study most effectively, handwrite (don’t type) a problem on one side of a flash card and the solution on the other. (Handwriting builds stronger neural structures in memory than typing.) You might also photograph the card if you want to load it into a study app on your smartphone. Quiz yourself randomly on different types of problems. Another way to do this is to randomly flip through your book, pick out a problem, and see whether you can solve it cold.
  6. Take breaks. It is common to be unable to solve problems or figure out concepts in math or science the first time you encounter them. This is why a little study every day is much better than a lot of studying all at once. When you get frustrated with a math or science problem, take a break so that another part of your mind can take over and work in the background.
  7. Use explanatory questioning and simple analogies. Whenever you are struggling with a concept, think to yourself, How can I explain this so that a ten-year-old could understand it? Using an analogy really helps, like saying that the flow of electricity is like the flow of water. Don’t just think your explanation—say it out loud or put it in writing. The additional effort of speaking and writing allows you to more deeply encode (that is, convert into neural memory structures) what you are learning.
  8. Focus. Turn off all interrupting beeps and alarms on your phone and computer, and then turn on a timer for twenty-five minutes. Focus intently for those twenty-five minutes and try to work as diligently as you can. After the timer goes off, give yourself a small, fun reward. A few of these sessions in a day can really move your studies forward. Try to set up times and places where studying—not glancing at your computer or phone—is just something you naturally do.
  9. Eat your frogs first. Do the hardest thing earliest in the day, when you are fresh.
  10. Make a mental contrast. Imagine where you’ve come from and contrast that with the dream of where your studies will take you. Post a picture or words in your workspace to remind you of your dream. Look at that when you find your motivation lagging. This work will pay off both for you and those you love!

10 Rules of Bad Studying

Avoid these techniques—they can waste your time even while they fool you into thinking you’re learning!

  1. Passive rereading—sitting passively and running your eyes back over a page. Unless you can prove that the material is moving into your brain by recalling the main ideas without looking at the page, rereading is a waste of time.
  2. Letting highlights overwhelm you. Highlighting your text can fool your mind into thinking you are putting something in your brain, when all you’re really doing is moving your hand. A little highlighting here and there is okay—sometimes it can be helpful in flagging important points. But if you are using highlighting as a memory tool, make sure that what you mark is also going into your brain.
  3. Merely glancing at a problem’s solution and thinking you know how to do it. This is one of the worst errors students make while studying. You need to be able to solve a problem step-by-step, without looking at the solution.
  4. Waiting until the last minute to study. Would you cram at the last minute if you were practicing for a track meet? Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time.
  5. Repeatedly solving problems of the same type that you already know how to solve. If you just sit around solving similar problems during your practice, you’re not actually preparing for a test—it’s like preparing for a big basketball game by just practicing your dribbling.
  6. Letting study sessions with friends turn into chat sessions. Checking your problem solving with friends, and quizzing one another on what you know, can make learning more enjoyable, expose flaws in your thinking, and deepen your learning. But if your joint study sessions turn to fun before the work is done, you’re wasting your time and should find another study group.
  7. Neglecting to read the textbook before you start working problems. Would you dive into a pool before you knew how to swim? The textbook is your swimming instructor—it guides you toward the answers. You will flounder and waste your time if you don’t bother to read it. Before you begin to read, however, take a quick glance over the chapter or section to get a sense of what it’s about.
  8. Not checking with your instructors or classmates to clear up points of confusion. Professors are used to lost students coming in for guidance—it’s our job to help you. The students we worry about are the ones who don’t come in. Don’t be one of those students.
  9. Thinking you can learn deeply when you are being constantly distracted. Every tiny pull toward an instant message or conversation means you have less brain power to devote to learning. Every tug of interrupted attention pulls out tiny neural roots before they can grow.
  10. Not getting enough sleep. Your brain pieces together problem-solving techniques when you sleep, and it also practices and repeats whatever you put in mind before you go to sleep. Prolonged fatigue allows toxins to build up in the brain that disrupt the neural connections you need to think quickly and well. If you don’t get a good sleep before a test, NOTHING ELSE YOU HAVE DONE WILL MATTER.

<original wording/>


studiare meglio, utilizzando il latino come esempio

Dice vendi ai dodicenni che quella è l’età

Metti un po’ di trucco in faccia che crea novità

Gli ho risposto sono vero e serio

Ecco la novità e in più sono un mezzo genio, ma nessuno lo sa

(Marracash, Badabum Cha Cha)

 

Ciao a tutti,

oggi pontifichiamo, a rischio di incorrere in sofismi tipo post hoc, ergo propter hoc e non causae, ut causae. #sapevatelo.

Quindi, si diceva in un patetico invito a rinnovare le motivazioni per gli studi classici, che i genialoidi (mamma mia che invidia) dell’Università della California a San Diego vanno predicando da almeno tre anni – sulla base di studi scientifici – come si fa ad imparare (meglio): Learning how to learn. In particolare questo corso… “also cover illusions of learning, memory techniques, dealing with procrastination, and best practices shown by research to be most effective in helping you master tough subjects”.

Giusto per capire di cosa si parla, ci sono a parziale sintesi di quanto argomentato le 10 regole per come si studia (e per come non si studia)  (serve il pdf? provate a scaricarlo da qui).

Bene, per quelli che sono ancora con noi, ne riprendo i primi punti aggiungendo qua e là qualche personalissimo commento:

1. Use recall. Qui l’ideona è di leggere una sola volta il testo e cercare subito di ripeterne i concetti: in questo modo ci si accorge subito di quello che non si è capito – è quello che non si riesce a ripetere. Poi si può reiterare selettivamente la lettura/ripetizione, quanto si vuole. Anche la sottolineatura dei passaggi importanti avviene in un momento successivo: non sottolineate mai nulla che non siate già riusciti a ripetere correttamente.

2. Test yourself. On everything. All the time. Flash cards are your friend. Le flashcard (foglietto più o meno virtuale con una domanda su un lato e la risposta sull’altro), una cosa così americana… ma sullo smartphone funzionano benissimo. Ed in effetti qualche corso memrise (che utilizza lo strumento della flashcard tenendo ben presente il concetto di spaced repetition – un momento, spaced repetition, quid? Ci arriviamo tra poco) su lessico e grammatica greca e latina è già a disposizione (e gratis).

3. Chunk your problems. Chunking is understanding and practicing with a problem solution so that it can all come to mind in a flash. Quando la soluzione ad un problema è rappresentata in una successione logica di passi è meglio impararla come se si imparasse a suonare una canzone – a pezzettini. Detta così sembra il vaticinio di un oracolo, ma se ricordo bene come ho imparato ai tempi la prima declinazione latina…

4. Space your repetition. Imparare, per ogni materia, un po’ per giorno, ogni giorno: evviva il vitello di Ercole. Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time. Qui si seppellisce ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la strategia della secchiata del giorno prima dell’interrogazione (almeno, se si vuole ricordare qualcosa da lì ad una settimana dopo). Da provare con le coniugazione dei verbi.

5. Alternate different problem‐solving techniques during your practice. Se, negli esercizi, affronto troppo a lungo un solo tipo di problema finisco solo per imitare quello che ho appena fatto nell’esercizio precedente. Dopo ogni verifica, fare la correzione, capire gli errori fatti e riformulare la soluzione riscrivendola (il che può voler dire ritradurre interi periodi della versione, o rifare ex novo l’esercizio di algebra).

Questa mi piace talmente che la virgoletto “To study most effectively, handwrite (don’t type) a problem on one side of a flash card and the solution on the other. (Handwriting builds stronger neural structures in memory than typing).” Viene detta a proposito delle flashcard, ma il concetto sottostante ha valenza assai più generale.

 

Magari continuiamo nell’elenco un’altra volta. Ora la scommessa è nel capire se, e in quale stadio della propria crescita intellettuale, apprendere queste tecniche di apprendimento esercitandole nello studio del latino – il latino apre la mente – sia complessivamente più o meno efficace rispetto, ad esempio, ad esercitarle nello studio della matematica, o dell’inglese, o della logica, o del gioco degli scacchi, o del vattelapesca (anche se mi sembrerebbe sensato restringere il confronto a linguaggi, visti come primo atto di apprendimento astratto di un individuo).

Efficacia complessiva definita sia (0) nell’apprendimento delle tecniche stesse, sia (1) della materia di studio sottostante, sia (2) della capacità di riutilizzare queste tecniche nell’apprendere altre materie, diverse da quella iniziale (e qui si ringrazia, tardivamente, Gorgia da Lentini per il suo celebre argomento che ispira un percorso metodologico).

Visto che non ho dati concreti, pontifico soltanto: potrebbe essere possibile una misurazione quantitativa di questa efficacia, attraverso la variazione di una qualche attività fisiologica, oppure una misurazione fenomenologica, attraverso una diversa capacità di risolvere problemi connessi a quanto appreso. Il che equivale a considerare il latino come ipotetico farmaco che (meglio) guarisca da un’ipotetica malattia di cattivo/mancato apprendimento.

I sofismi di cui all’inizio di questo sproloquio sono in agguato, armati fino ai denti: in attesa di un esperimento doppio cieco sospendo il giudizio, ma riconosco un potenziale ispirazionale dietro tutto questo argomentare: e l’ispirazione è la madre mitologica della motivazione, la guardo con fiducia mentre ne temo gli esiti.
Buon fine settimana.

 

p.s.: una nuova sessione del corso Learning how to learn inizia il prossimo 5 Settembre, mi verrebbe da dire che la cittadinanza è invitata, nel caso. E si può seguire anche gratis.


6WP: sei settimane di preparazione alla lettura di Cesare, nozioni preliminari

Six Week for Reading Caesar

Il libro di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare).

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

Il testo inizia con qualche nozioni preliminare, su cui demanda la spiegazione ad una delle grammatiche di riferimento. Qui tentiamo una sintesi.

Un po’ di fonetica latina: la pronuncia e le regole per la sillabazione, la quantità e l’accento;

Essendo italiani, per la pronuncia siamo facilitati, almeno fino a quando non veniamo a conoscenza della pronuncia classica. Fino ad allora, la pronuncia ecclesiastica andrà benissimo.

La sillabazione: nella divisione in sillabe, una consonante singola tra due vocali va con la seconda (ab-est, ob-la-tus). Una sillaba si dice pura se preceduta da una vocale (nella stessa parola); se preceduta da consonante, si dice impura. Una sillaba a inizio parola che finisca per vocale o una sillaba non a inizio parola che cominci per vocale si dice aperta, altrimenti si dice chiusa.

La quantità, ovvero il tempo di pronuncia di una vocale: ogni lettera ha sempre lo stesso suono, ma le vocali, se lunghe, si pronunciano nel doppio del tempo della stessa vocale, se breve. I segni della quantità si dovrebbero trovare segnati, ma non saremo quasi mai così fortunati (forse negli specchiatti delle flessioni).

Regole sulle quantità:

  • una vocale prima di un altra vocale, o della h, è corta;
  • un dittongo è lungo;
  • una sillaba formata per contrazione è lunga (es nil, da nihil);
  • una sillaba formata da
    • una vocale seguita da due consonanti / una consonante doppia (x, z) è lunga
    • se la vocale è prima di nf e ns la vocale stessa diventa lunga;

L’accento. Regole sull’accento:

  • le parole di due sillabe sono sempre accentate sulla prima sillaba;
  • per le parole di più di due sillabe, si guarda la quantità della penultima sillaba: se questa è lunga, allora è anche accentata, se questa è corta, allora l’accento risale alla terzultima.

La flessione (declinazione per nomi, aggettivi e pronomi, coniugazione per i verbi): la flessione è un cambiamento della forma di una parola per indicare le sue relazioni grammaticali. Questi cambiamenti possono avvenire all’inizio e nel corpo della parola, ma molto più spesso nella sua terminazione (alla fine). I cambi di flessioni nel corpo di un verbo indicano relazioni di modo e di tempo.

Radice e tema (stem): il corpo di una parola, al quale sono attaccate le terminazioni. Indica l’idea della parola, il concetto che esprime, al di là delle sue relazioni grammaticali, ma in generale non può essere usato senza terminazioni per esprimerla. La forma primitiva della parola invece, che ne esprime l’idea base in modo meno definito e comune anche ad altre parole, è detta radice.

I casi, il loro utilizzo e significato. Nomi, aggettivi e pronomi latini si declinano in due numeri (singolare e plurale) e sei casi (NOMinativo, GENitivo, DATivo, ACCusativo, VOCativo e ABLativo).

I sei casi vengono introdotti con il loro significato a livello di analisi logica, cioè esprimono la funzione logica della parola all’interno della frase. Di solito si inizia a studiare il loro significato di base, quello espresso dall’utilizzo del caso senza intervento di preposizioni:

  • NOM – > il soggetto (e il nome del predicato);
  • GEN -> il complemento di specificazione;
  • DAT -> il complemento di termine (oggetto indiretto dell’azione descritta dal verbo);
  • ACC -> il complemento oggetto (oggetto diretto dell’azione descritta dal verbo);
  • VOC -> il complemento di vocazione (fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?);
  • ABL -> il complemento di mezzo (è il caso che maggiormente si presta ad assumere significati diversi attraverso l’uso delle preposizioni).

Fino a qui è facile: peccato poi ci siano tre situazioni che complichino notevolmente l’analisi logica della frase latina:

  • un caso (così come è, senza proposizione) può servire a rappresentare anche altri complementi (ad es. il DAT di vantaggio/svantaggio, l’ACC di tempo continuato);
  • un caso preceduto da una preposizione rappresenta un (altro) complemento: qui serve piuttosto sapere quali preposizioni reggono quali casi (ad. es: la preposizione IN regge sia l’ABL – e in questo caso indica stato in luogo, che l’ACC – e in quest’altro caso indica moto a luogo circoscritto);
  • un verbo latino di significato transitivo (che in italiano ti aspetteresti quindi di trovare con il suo complemento oggetto) può reggere casi diversi dall’ACC: qui solo il vocabolario potrà aiutarci a capire se il costrutto sia fattibile.

Ah, dimenticavo: i casi NOM, ACC, e VOC si dicono casi diretti, mentre i casi GEN, DAT e ABL si dicono indiretti od obliqui.

 

E siamo solo ai prerequisiti.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 


preparazione alla lettura di Cesare: stele di rosetta dei verbi (latino-inglese)

Six Week for Reading Caesar

Il testo di Whiton, James Morris, Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886) è un laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere rapidamente in grado di leggere il De Bello Gallico di Cesare).

Di questo libro sono scaduti – a nostra miglior conoscenza e salvo il contrario – i diritti di copia; è stato digitalizzato è può essere scaricato gratuitamente da archive.org.

Per il lettore italiano, un punto di potenziale difficoltà è costituito dalla corrispondenza dei tempi verbali tra l’inglese e il latino (il testo è in inglese, come il titolo lasciava presagire): serve una qualche sorta di stele di rosetta , almeno parziale – tra coniugazione del verbo latina e tempi verbali inglesi corrispondenti, per poter affrontare gli esercizi proposti.

Nel testo stesso ci sono degli schemi riassuntivi, ma un lavoro meglio organizzato (e sistematico) si può trovare nella grammatica dell’Harkness (A.Harkness, A Complete Latin Grammar) – anche quella disponibile su archive.org: ne abbiamo tratto un piccolo stralcio per quello che ci interessa a questo fine, si può ottenerlo scaricandolo da qui.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

 

Buon fine settimana.


leggere Latino, esercizi su memrise.com (preparazione alla lettura di Cesare)

Ciao a tutti,

questa grammatica latina, piuttosto essenziale, promette all’impaziente lettore di metterlo in grado di leggere Cesare in (sole) sei settimane.

Six Week for Reading Caesar

 

Whiton, James Morris, Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886).
C’è una novità: è appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti in questo testo. Ci si arriva cliccando qui.

 

 

Buon fine settimana.