Archivi tag: greco antico

i primi, magnifici, sette verbi greci

Ciao a tutti,

l’argomento non è proprio di quelli scientifici, lo ammetto, ma nel Three Months’ Preparation for Reading Xenophon (James Morris Whiton) a un certo punto (pagina 12) c’è la prima lista di verbi da mandare a memoria.

 

La domanda viene spontanea: vi ricordate ancora la vostra prima lista di verbi?

Buona giornata.

 

 


estote parati: verbi greci, il perfetto attivo (tutti i tipi)

Ciao a tutti,

altri materiali in preparazione al ritorno a scuola, in questo caso test per i verbi greci, il perfetto attivo (tutti i tipi). Ci sono quiz su: voci da coniugazioni per il verbo-tipo, temi di da verbi lessico di base per il ginnasio (dal libro di testo Hellenisti) e sintagmi verbali, dallo stesso lessico. Bisogna classificare e tradurre la voce verbale, specificando il corrispondente tema del presente.

In questo pdf ci sono i quesiti: tpe-201609a_20160906-2300_triathlon

C’è materiale per 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

 

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.


estote parati: verbi greci, aoristo e futuro (attivo, medio e passivo)

Ciao a tutti,

primi materiali in preparazione al ritorno a scuola (per il dopo ginnasio): aoristo e futuro di tutti i tipi. Sono quiz su: voci da coniugazioni per il verbo-tipo, temi da verbi lessico di base per il ginnasio (dal libro di testo Hellenisti) e sintagmi verbali, sempre dallo stesso lessico. Bisogna classificare e tradurre la voce verbale, specificando il corrispondente tema del presente.

C’è materiale per 6+6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

Buon inizio settimana, buon lavoro.

 

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.


Esercizi di composizione in greco antico, lezione VI: prima revisione

A ginnasio terminato si sono visti un sacco di elementi di morfosintassi del greco antico: visti e studiati abbastanza, quasi da non volerne più sapere (si scherza). Peccato serviranno anche al Liceo, imminente: come si può fare a non dimenticarli? Idea: qualche esercizio di composizione (iniziamo con delle frasette, poi pian piano allargheremo il tiro) non potrà certo nuocere. Almeno, mi dicono un tempo si usasse fare così.

Seguiamo quindi le lezioni di un vecchio corso di composizione greca, il Greek Prose Composition: nell’indicare un percorso di ripasso abbastanza esaustivo per morfologia e sintassi, il libro prevede, ed incoraggia, la possibilità di costruire degli esercizi (Review and Sight Practice – R&SP nel seguito, li chiama); dopo ogni cinque lezioni (circa) l’autore individua una lista di vocaboli e propone all’istruttore di costruire con questi termini e applicando le regole delle lezioni precedenti (tenendo quindi ben presente gli esempi forniti) delle frasi in greco da far tradurre poi a vista.

Solo che qui l’istruttore non c’è, sorteggeremo quindi noi stessi sia una qualche regola che un po’ di parole e proveremo con queste prima a costruire una frase che rappresenti la regola (un nuovo esempio, insomma), poi a tradurla (a questo punto verrà facile, in fondo l’abbiamo pensata noi sin dall’inizio).

Perché fare composizione greca, dicevamo, attività che normalmente non è più richiesta a scuola? Proviamo, può servire a verificare meglio la conoscenza della grammatica: non si riesce scrivere correttamente senza saperne le regole; in questo modo la ripassiamo esercitandola in pratica (poi se nessuno leggerà mai i risultati… pazienza).

Le prime cinque lezioni introducono la sintassi dei casi e i pronomi: prima quelli dimostrativi, indefiniti e interrogativi; poi i personali e possessivi. I pronomi sono una delle parti del discorso più utilizzate nel greco antico (rispetto al latino, almeno).

Il primo esercizio di revisione inizia quindi su queste basi; qui riportiamo qualche esempio di regola tra quelle prese in esame:
– sintassi del genitivo semplice: τῆς ἐλευθερίας ὐμᾶς εὐδαιμονίζω “mi congratulo con voi per la libertà” (genitivo di causa, in questo esempio, ma il genitivo può essere anche di materia, di misura e valore);
– sintassi del dativo: τὰ ὂπλα τοῖς στρατιώταις “le armi contro i soldati” (dativo di svantaggio). Come il genitivo, il dativo può indicare tempo, possesso, causa; genitivo e dativo svolgono le funzioni del caso ablativo latino, caso che in greco antico non esiste (se siete rattristati, pensate che il greco moderno si è perso anche il dativo) e i suoi usi vengono assolti appunto da genitivo e dativo;
– la posizione attributiva dell’aggettivo rispetto al sostantivo a cui si riferisce: ὀ ἀγαθὸς ἀνήρ “il buon uomo”; in contrapposizione alla posizione predicativa dello stesso: ὀ ἀνὴρ ἀγαθός “l’uomo buono”: sono le due possibili posizioni in cui si possono trovare aggettivi e participi nella frase greca, nella prima l’aggettivo si trova davanti al nome e ne è il suo attributo, nella seconda l’aggettivo, che segue il sostantivo, ha funzione di predicato nominale; sono uno dei primi argomenti che si vedono a scuola (inoltre, se il professore non sa più cosa chiedere una domandina sulle posizioni attributiva e predicativa ci scappa sempre).

Tra i vocaboli proposti per la RS&P si può ricordare μάχομαι, verbo di uso frequente in testi storici (militari); altre due parole da tener d’occhio sono κατάβασις e ἀναβάσις: si distinguono solamente per la presenza dei prefissi κάτα e ἀνα rispettivamente “giù, verso il basso” e “sopra, all’insù”, la prima significa, ovviamente, discesa l’altra salita, tutte e due sono costruite a partire dalla radice di βαίνω – che indica movimento; infine un altro sostantivo frequente è ἡγεμών “capo”, indica sia il capo politico di una regione che il comandante di reparto militare.

L’esercizio di creare frasi in autonomia non mi è mai capitato al ginnasio; all’inizio di questo corso l’ho trovato piuttosto complicato e non ne ho capito l’utilità: col passare del tempo ho cominciato ad apprezzarlo.

Il bello non finisce qui: nella terza parte del libro (il libro è suddiviso in tre parti: la prima con i richiami grammaticali e con frasette simili agli esempi proposti per ogni regola come esercizio, nella seconda sono frasi prese da testi originali, in questo caso dall’Anabasi di Senofonte, mentre nella terza ed ultima sono versioni in inglese da tradurre prima in italiano e poi in greco): il lavoro si complicherà molto di più.

Ci si potrà chiedere se tutta questa fatica in qualche modo servirà o si rivelerà una perdita di tempo. Fin da subito si può dire che è una bella soddisfazione: riuscire a scrivere frasi di senso compiuto non banali in greco antico è un traguardo che solo due mesi non pensavo potessi raggiungere. Magari la lettura questo articolo potrà incoraggiarvi a provare anche voi.

 

Fonti, testo guida? Il libro seguito è un manuale di fine ottocento, ormai di pubblico dominio (il pdf si trova sul sito archive.org, liberamente e gratuitamente scaricabile e stampabile).

Henry Carr Pearson, Greek Prose Composition (1897); in particolare (dalla prefazione), evidenziamo l’uso della Review and Sight Practice (R&SP): attività che l’autore consiglia come esercitazione sistematica in aggiunta alle traduzioni consuete. La R&SP prevede che l’insegnante, dato un lessico di vocaboli e una lista di costrutti già visti in esempi precedenti, prepari delle frasi (originali) da proporre alla classe come esercizi di composizione.

 

 

Qualche materiale – gli esercizi risolti e le R&SP – verrà caricato man mano sul sito memrise.com, per poterlo studiare anche dallo smartphone. Per ogni composizione avremo le due varianti inglese -> greco e italiano -> greco (un lavoraccio, diciamolo pure).

I corsi memrise sono gratis, e si raggiungono da questi link

Ecco infine il link al testo del Pearson:

 

Per ogni osservazione, correzione e commento scrivete a questo indirizzo:

a2k . ciceri AT gmail . com (togliete gli spazi in eccesso e sostituite AT con “@”)


sul latino, il greco e l’importanza degli studi umanistici, un secolo fa

Latin_and_Greek_in_American_education__with_symposium

Siamo alle solite, pare che – soprattutto a fine agosto, verso l’inizio del nuovo anno scolastico – non si possa fare a meno, di fare uscire articoli (qui si esibisce con tutta la sua autorevolezza il Sole 24 Ore, a firma Nicola Gardini – autore di “Viva il Latino”) sulla supposta utilità (o inutilità per chi la pensi diversamente, allo stato attuale della discussione sarà infatti ben difficile far cambiare idea a qualcuno) della formazione umanistica: in genere sotto le vesti, dichiarate nel titolo o nell’incipit del pezzo di “attacco al liceo classico”.

Se non è per contrastare il lamentato abbandono del Liceo Classico allora si tratta di salvare quella sorta di soldato Ryan del corpo dei Marines (esercito della libera Repubblica della Cultura, al momento alle prese con una rotta che non si è vista neanche a Caporetto) che ormai è divenuto lo studio del Latino: e qui si esprime argomentando un’icona come il Settis, su Repubblica, poco tempo fa.

Sempre parlando per icone, Umberto Eco, a suo tempo non aveva mancato di rappresentare  il problema (in questa bella Bustina di Minerva, nel 2014)  in termini diversi, ma risalendo coi suoi bei modi all’archetipo della memoria:

”’Ma perché è così importante sapere che cosa è accaduto prima? Perché molte volte quello che è accaduto prima ti spiega perché certe cose accadono oggi e in ogni caso, come per le formazioni dei calciatori, è un modo di arricchire la nostra memoria”’. Formulazione solo un po’ meno pessimistica del Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo di George Santayana.

Insomma, ottimi riferimenti, discutibili quanto vuoi ma ottima base davvero per tutti gli articoli e le articolesse di fine estate (anche di dubbia qualità: per cortesia evitiamo di additare mister FB ad esempio di cogenza dello studio del latino; coniugare qualche sua lettura giovanile con il successo che gode significa solo ignorare che la statistica non si applica al singolo individuo; di questo passo si potrà anche giustificare la notorietà di qualche particolare esamificio con la figura ispirazionale del calciatore di turno, suo ex-alunno, reificazione del feticcio tardocalvinista del successo terreno).

Qualche dubbio mi viene, e mi viene rileggendo e riflettendo su quanto si diceva riguardo questi stessi problemi più o meno un secolo fa (non penserete mica che la descresciuta rilevanza degli studi umanistici rispetto ad una presunta familiarità con la téchne sia da imputarsi alla sola riforma gelmini, riforma che non per disattenzione  scrivo in minuscolo). Questo perché non riesco, sarà certo miopia mia, a trovare in quanto si argomenta oggi, rispetto a quanto si faceva allora, nuove idee, rinnovati moventi per rimettere un po’ di umanesimo al centro del paese, invece di demolirlo completamente, per far spazio al nuovo e luccicante centro commerciale.

La lettura, anche sommaria, di un tomo come il Latin and Greek in American education, with symposia on the value of humanistic studies, di Kelsey, Francis W. (1911, New York, London, The Macmillan Company) è illuminante e sconfortante al tempo stesso: vi potrete trovare un bel repertorio, completo ad abundantiam, di considerazioni e motivazioni a critica e supporto dell’educazione classica nel sistema scolastico statunitense di un secolo fa; motivazioni per la stragrande parte ancora valide e usate anche oggi. Ma si tratta ormai di merce di un secolo fa, appunto – ricicciamo cose già viste e sentite (sempre meglio che dimenticarle, ma non sembra sufficiente).

Nel frattempo, come direbbe Severino, qualche piccolo salto epistemico è avvenuto e sta avvenendo: il mondo fatto a nazioni di fine ottocento è diventato il mondo fatto a subcontinenti (e visto che ci siamo se qualcuno vuole dare premi – ovviamente postumi, di Nobel sulle intenzioni ne abbiamo già avuti a sufficienza – alla verificata capacità di previsione, Orwell/Huxley sono sempre pronti ad accettarli); molte fisicità e distanze sono state virtualizzate dai computer e da Internet; il lavoro, ci piaccia o no, sta per diventare la merce scarsa dalla seconda metà del XXI secolo in poi.

Cosa volete che abbia a che fare il latino, il greco, il liceo classico (o anche il liceo scientifico vero e proprio buonanima, quello di prima della riforma gelmini) in tutto questo? La questione è aperta: a trovar nuovi moventi, molte più persone verranno a prestarvi fiducia. Altrimenti una formazione semplificata venduta come maggiormente orientata ad un presunto risultato pratico sembrerà molto più attraente – l’erba cattiva scaccia quella buona: poche persone hanno nozione su come l’investimento scolastico abbia ritorni a distanze così lunghe da dubitare vi sia capacità predittiva alcuna su di esso. Non crediate che il ministro che vari l’attuale buona riforma scolastica sarà ancora al suo posto quando ne trarrete le somme, mentre anche oggi un caffè postumo a Giovanni Gentile, a prescindere – e con qualche non piccola difficoltà – dalle sue idee politiche, posso ancora pensare di offrirlo.

Non è decisivo continuare a ripetere l’utilità della formazione classica rispetto all’idea di uomo così come è ora: serve piuttosto individuare, se esiste, una specificità di questo tipo d’istruzione nella realizzazione dell’uomo che meglio sarà adatto ad affrontare più o meno ipotetiche sfide future (il che esclude sin d’ora, sia chiaro, l’ipotesi di considerare il modello del “buon consumatore” come ancora praticabile nel medio periodo): un problema di rinnovato umanesimo. O forse di marketing della cultura classica, a voler essere davvero cinici: in fondo abbiamo solo 3/4 mila anni di civiltà della parola scritta alle spalle, quasi nulla se pensiamo che l’homo sapiens si è evoluto in questa forma attuale ben 200 mila anni fa. Possiamo pensare infatti, visti i tempi intercorsi, che quanto sia stato buono per l’uomo dell’Ottocento sarà buono anche per l’uomo del XXI secolo tanto quanto come che l’intera civiltà della parola scritta sia irrilevante rispetto all’evoluzione della razza umana nel suo complesso. In mezzo tra queste due posizioni ci sta tutto: i markettari potranno esibirsi in scioltezza.

Facciamo un altro po’ d’ironia? Dove sono quelle anime candide che un secolo fa propagandavano la maggiore utilità nello studiare il tedesco rispetto al latino? Con lo stesso metro dovremmo oggi imparare (oltre all’inglese, in ordine di utenza), spagnolo, cinese mandarino, hindi indiano – ammesso che negli ultimi due casi le lingue “ufficiali” siano poi veramente praticabili sul posto (e parlandone da ignorante, beninteso), russo. Fico, ma solo in apparenza: alla fine si scopre che gli scienziati, per la scrittura e la condivisione della propria produzione, convergono al più su una lingua sola (l’inglese, dove una volta era il latino). E io invece dovrei studiare – ad esempio – cinese mandarino per capire, da buon consumatore, il manuale di istruzioni del mio nuovo telefonino? No, mi spiace, come buon consumatore pretendo che le istruzioni mi vengano somministrate nella mia lingua madre – oppure rassegnarmi a leggerle in inglese ovvero considerare la cosa ostativa all’acquisto del telefonino stesso. O per intraprendere, sempre da buon consumatore, un bel viaggetto e leggere dal vivo i cartelli stradali in lingua? O ancora per tradurre, ovviamente sottopagato, qualche cartella stampa? La finisco qui per non rattristarvi ulteriormente.

Molto meglio imparare a pensare e a comunicare concetti, piuttosto che parole: nulla abbiamo di meglio a questo fine delle arti demodé del trivio e del quadrivio. Ma serve un nuovo quadro di riferimento per riproporne la cogenza – e in fretta, ad attendere un salto epistemico prossimo venturo che ce la mandi buona c’è il rischio di passare nel frattempo allo stato di reperto museale.

Tentiamo una congettura? Ma una banale: quei genialoidi dell’Università della California a San Diego stanno facendo un po’ di ipotesi ed esperimenti su come il cervello apprenda le informazioni, e te lo spiegano pure: “Using these approaches, no matter what your skill levels in topics you would like to master, you can change your thinking and change your life. …If you’ve ever wanted to become better at anything, this course will help serve as your guide.”

Magari, a ben vedere, l’apprendimento in età preadolescenziale, di rudimenti di latino e di greco è un’attività che si sposa meglio di altre ad applicare questi concetti – quindi a trarne vantaggio. Questa si che sarebbe una (lieta) sorpresa. Ma è solo una congettura, al momento senza verifica sperimentale.

Nel frattempo, sulla scorta dell’evoluzione della neolingua orwelliana, tengo care le lingue morte (assieme all’ermo colle): oltre a tutto quanto già ben noto, anche come gioco di società funzionano ancora benissimo; nuove e migliori argomentazioni a loro favore verranno – e anche con dati a supporto, si spera.


FGB: commento alla lezione XI – ancora sulla seconda declinazione

Continuiamo il commento al First Greek Book (J.W.White, 1896, Ginn & Company), laboratorio introduttivo al greco antico che, tra le altre virtù, spiega i tempi verbali prima per il solo modo indicativo; con solo questo libro non diverrete certamente filologi classici ma certo non uscirete pazzi tanto da abbracciare quel famoso cavallo sabaudo (Nice, che dice? Boh).

 

 

La lezione XI continua il discorso iniziato nella precedente sulla seconda declinazione (O-Declension). Godetevela, dalla prossima ci sarà meno da divertirsi – arrivano verbi.

Lezione XI: ancora sulla O-declension.

Intanto c’è da andare a studiare negli schemi in fondo al libro come si declina l’articolo determinativo ὁ, ἡ, τό, ormai non ne possiamo fare a meno.

Poi vorrei rassicurare tutti sulla concordanza nome <-> aggettivo: anche qui vale in numero, genere e caso. Per quella soggetto <-> verbo ci sarà invece un eccezione notevole.

Ma quella che mi è piaciuta di più è la parola postpositiva: una parola che non viene mai messa all’inizio della frase (nella frase greca, intendo, in italiano sarà da mettere in testa), ma generalmente viene per seconda.

Esempio: la congiunzione δέ (significa ma, e), come nella frase τόξα δἐ, ὦ Κῦρε, οὐκ ἔχομεν (ma gli archi, o Ciro, non abbiamo). E questa è anche la pillola omeopatica di sintassi di questa lezione.

 

 

Per ogni osservazione, correzione e commento scrivete a questo indirizzo: gp . ciceri AT gmail . com (togliete gli spazi in eccesso e sostituite AT con “@”).

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Sempre a disposizione dei volonterosi un corso (poco per volta mandiamo in onda i materiali) sul sito memrise.com – gratis, si accede da questo link (e da quest’altro se volete la versione greco-inglese), che del FGB riprende le unità lessicali e gli esercizi di traduzione (dagli originali greco-inglese e inglese-greco abbiamo ricavato i corrispondenti greco-italiano e italiano-greco). Potete sempre scaricarlo sul vostro smartphone, per darvi un tono con gli anziani e allo stesso tempo continuare sottobanco a leggere bimbominkiate, magari su wattpad.</PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

 


FGB: commento alla lezione VIII – la seconda declinazione (O-Declension)

Ormai penso sappiate a sufficienza di cosa tratti il First Greek Book (J.W.White, 1896, Ginn & Company):  un laboratorio introduttivo al greco antico pensato farvi iniziare un percorso che, se diamo retta a Kavafis, vi porterà fino ad Itaca, e senza fretta; con questo libro non diverrete certamente filologi classici ma almeno sarete in grado di aiutare i vostri figli a ripetere i verbi greci.

La lezione VIII presenta la seconda declinazione (detta anche O-Declension dai grammatici di scuola anglosassone) e gli aggettivi della prima classe.

Lezione VIII: la O-declension.

I nomi di questa declinazione escono in -ος al maschile (e al femminile, ma sono pochi), e in -ον al neutro.

Le terminazioni sono: -ος/-ον, -ου, -ῳ, -ον, -ε/-ον al singolare; al plurale -οι/-α, -ων, -ις, -υς/-α, οι/-α. Al duale -ω, -οιν (casi diretti, indiretti).

La terminazione in dittongo -οι è da considerare breve ai fini dell’accentazione.

A questo punto siamo pronti anche per introdurre gli aggettivi della prima classe (cone vengono detti in latino): i maschili seguono la II declinazione, i femminili la I declinazione (in -ᾱ o in -η a seconda), i neutri ancora la II declinazione – ἀγαθος, ἀγαθή, ἀγαθόν (buono) e καλός, καλή, καλόν (bello).

 

In questa lezione, assieme al solito vocabolarietto, c’è quindi anche qualche aggettivo da imparare. Come pillola omeopatica di sintassi si trova il costrutto καὶ… καί: non abbiamo inavvertitamente fatto male a Milo, vuol dire e… e, sia… sia.

N.B.: far capire il genere di un nome, in greco lo si indica facendolo seguire dall’articolo ὁ, ἡ, τό.

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FGB: commento alla lezione VII – imperfetto indicativo attivo

il First Greek Book (J.W.White, 1896, Ginn & Company) è un laboratorio introduttivo al greco antico pensato per ragguagliarvi sulla grammatica e la sintassi: da sfogliare in vista del ginnasio è ottimo, oppure se a suo tempo avete percorso altre strade e vi è rimasta la curiosità di sapere… insomma fate un po’ voi; con questo libro non diverrete certamente filologi classici ma almeno sarete in grado di leggere qualche epigrafe (a capirne poi il senso, ecco il problema).

 

La lezione VII presenta, con l’esempio dell’imperfetto, la tecnica dell’aumento – tipica dei tempi secondari dell’indicativo.

Lezione VII: imperfetto indicativo attivo.

Nei tempi secondari (imperfetto, aoristo, piuccheperfetto) dell’indicativo, i verbi ricevono un aumento al loro inizio: una sorta di prefisso insomma.

L’aumento può essere di due tipi:

  • aumento sillabico: il prefisso è una ε. Si applica nei verbi che iniziano per consonante. λύω (io sciolgo) aumenta in ἔ-λυον (io scioglievo);
  • aumento temporale (della quantità): se la prima sillaba del verbo inizia per vocale o dittongo, allora l’aumento si effettua allungando questa sillaba. In pratica
    • α, ε diventano η;
    • ι, ο, υ  diventano ῑ, ω, ῡ;
    • αι, ᾳ diventano ῃ;
    • οι diventa ῳ;

Attenzione: l’aumento di ἔχω (io ho) è irregolare: fa εἶχον (io avevo).

L’imperfetto indicativo rappresenta un azione nel passato: ἔλυον significa io scioglievo, io sciolsi.

I verbi hanno accento recessivo, e qui c’è da tener conto dell’aumento: applicando le leggi generali di fonetica, talvolta l’accento si sposta (ἔλυον, ἐλύομεν), talvolta invece cambia proprio (εἶχον, εἴχομεν).

In questa lezione non c’è un vocabolarietto dedicato, con annesse pillole omeopatiche di sintassi. Il suggerimento è quello di ripassare quelli delle lezioni da III a VI.

 

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FGB: commento alla lezione VI – nomi femminili in α breve

il First Greek Book (J.W.White, 1896, Ginn & Company) è un testo-laboratorio introduttivo al greco antico pensato per presentarvi con largo anticipo quanto di meravigliosamente terribile potrà accadervi caso mai vi verrà l’ardire di iscrivervi al liceo classico, e quindi per prepararvi; oppure se a suo tempo avete rifiutato l’ostacolo e da allora vi è rimasta la curiosità di sapere quello che vi siete persi… insomma fate un po’ voi; con questo libro non diverrete certamente filologi classici ma almeno sarete in grado – sbagliando peraltro pronuncia – di chiedere indicazioni stradali al pireo, o di tentare di leggere qualcosa di Senofonte, ma con cautela.

La lezione VI presenta i nomi della I declinazione, femminili, che escono in alfa breve.

Lezione VI: nomi femminili in alfa breve.

Notizia ovvia: se sulla α non viene segnata la quantità lunga (cioè non viene scritta nelle declinazioni come ᾱ), allora è da considerare… breve (purtroppo nei testi la quantità non è quasi mai espressa). Pochi sostantivi femminili escono in α breve (ad. es.: θάλαττα, il mare, γέφῡρα, il ponte). Se la α è preceduta da uno dei soliti ε,ι,ρ allora le terminazioni del singolare sono tutte in α (-α, -ᾱς, -ᾳ, -αν, -α), altrimenti i casi obliqui sono in η (-α, -ης, -ῃ, -αν, -α): al solito, una terminazione lunga influisce sull’accentazione della parola declinata (calcolata a partire dall’accentazione del nominativo singolare) facendo scivolare l’accendo di una sillaba verso il fine parola.

 

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p.s.: anche in questa lezione, gli inserti omeopatici di sintassi nei vocabolarietti prima degli esercizi. Interessa sapere come si traduce il moto a luogo? Ecco qui: con la preposizione εἰς + ACCusativo (analogamente al costrutto latino).

Ci sono poi preposizioni che reggono più di un caso: ἐπί, ad esempio, la puoi trovare sia con il GENitivo (su, sopra), che con il DATivo (da); ma anche con l’ACCusativo (verso, contro).

 

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esercizi di greco antico: composizione, che passione.

W.Nelson, Greek Exercises

W.Nelson, Greek Exercises

Premessa l’ambivalenza del titolo, volete davvero sbizzarrirvi?

In questo libro, Greek Exercises, di W.Nelson (Longman, Rees, Orme, Brown, and Green, London 1831), c’è del materiale per voi.

Riprendo dall’introduzione: ogni capitolo è diviso in tre parti (questa però l’ho già sentita) – la prima (esempi per regola) contiene frasi semplici, predisposte secondo la regola sintattica che si vuole perfezionare, la seconda (esempi promiscui) contiene frasi che richiedono l’uso di varie regole, a partire tra quelle già viste – e fino a qua si parla di frasi in inglese (del periodo, thou wast seeing – scordatevi you were seeing).
Nella terza parte, presente dal capitolo secondo in poi, (hic sunt leones) ci sono frasi latine da tradurre in greco antico: fatte le prime due, dovreste essere in grado.

Prima degli esercizi, c’è un riepilogo della sintassi del greco antico in 66 punti: il numerologo che si nasconde dentro di voi saprà certo spiegarne il perché.

Infine, non ancora soddisfatto, l’autore ci delizia/infligge (fate voi) le sue Observations on some Idioms of the Greek Language, poiché, essendo il comprendere gli idiomi peculiari di un linguaggio un lavoro importante e difficile, si spera che queste osservazioni lo faciliteranno agli studenti.

Se qualcuno crede che il miglior modo per padroneggiare la sintassi di un linguaggio sia quello di produrne dei testi, suppongo con ciò avrà da divertirsi. Per tutti gli altri, dietro questo link, c’è la soluzione degli esercizi.

 

Buona giornata.

p.s.: mai finiremo di ringraziare chi si è adoperato nella digitalizzazione di tutti questi contenuti, che continuiamo a saccheggiare dal sito archive.org – ma con il dovuto rispetto.

 

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