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Latino 101 – le dure leggi della concordanza

Cosa succede quando ignori le (pessime) opinioni dei contemporanei e ti viene l’ideona di iscriverti alla prima occasione in una scuola superiore che preveda ancora l’insegnamento della lingua Latina? Ti serve dare un’occhiata – meglio due – a un corso di latino per neofiti, una sorta di latino 101 (ammettiamolo, detto così fa più chic: con il termine di corso 101 si indica infatti, nel sistema scolastico degli Stati Uniti, un corso introduttivo, che non abbia quindi alcun prerequisito): qualcosa che, col pretesto di insegnare i rudimenti di questo linguaggio permetta anche di consolidare un po’ di analisi (grammaticale/logica/del periodo) dell’italiano, di costruire (di ampliare, a voler peccare di ottimismo) il lessico, di tornare a parlare di storia antica.

Comunque vada, più prima che poi ti imbatterai nelle leggi della concordanza, che spiegano come alcuni legami nel significato delle parole all’interno della frase vengano espressi attraverso legami nelle flessioni (declinazioni e coniugazioni) delle parole stesse.

Con lo stesso grado di necessità delle tre leggi della robotica di Asimov, ecco le tre leggi della concordanza latina:

  1. concordanza del verbo con il soggetto della frase: il verbo concorda con il soggetto della frase in numero e genere;
  2. concordanza dell’aggettivo con il nome da cui è retto: l’aggettivo concorda con il nome da cui è retto in genere, numero e caso;
  3. concordanza del pronome con il suo antecedente: il pronome concorda con il nome cui si riferisce in genere e numero.

Queste leggi – osservate tassativamente in letteratura – servono per ricollegare le parole tra di loro, determinando a quali si riferiscano; la loro importanza è ovvia: vanno sapute, sia riconoscere – in traduzione – che applicare – in costruzione.

Per padroneggiare la concordanza (2) dell’aggettivo con il nome, è opportuno fare qualche esercizio di declinazione congiunta nome<-aggettivo; ecco qualche test. A farne – per scritto – uno al giorno, alla fine sapremo le declinazioni di nomi ed aggettivi a menadito.

concordanza

 

Questi esercizi sono tratti da The new delectus; or, Easy steps to Latin construing by George Henry Stoddart (1857, Whittaker, London).

Ah oggi, almeno in Lombardia, ricomincia la scuola. Come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare.

 


estote parati: coniugazione dei verbi latini (di tutti i tipi)

Ciao a tutti,

test-ripassone dei verbi latini. Sono 300 quiz: per il 30% circa voci da coniugazioni di verbi standard (le quattro coniugazioni, attivo e passivo, più i principali irregolari e difettivi), per un altro 30% circa sono voci di paradigma da lessico latino di base “le mille parole”; i restanti sono sintagmi verbali.

Come si compila? Si deve classificare (analisi grammaticale) il verbo, scriverne il paradigma e tradurre.

Qui ci sono i quesiti: TLATV03-201609A_20160905-0800_triathlon

C’è materiale per 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.

Trovato un errore? Se avete tempo e voglia segnalatelo a gp DOT ciceri AT gmail DOT com (DOT diventa “.” e AT diventa “@”) con il numero del quiz e il nome del file pdf l’avete scoperto. Grazieeeeeee.


studiare meglio, utilizzando il latino come esempio

Dice vendi ai dodicenni che quella è l’età

Metti un po’ di trucco in faccia che crea novità

Gli ho risposto sono vero e serio

Ecco la novità e in più sono un mezzo genio, ma nessuno lo sa

(Marracash, Badabum Cha Cha)

 

Ciao a tutti,

oggi pontifichiamo, a rischio di incorrere in sofismi tipo post hoc, ergo propter hoc e non causae, ut causae. #sapevatelo.

Quindi, si diceva in un patetico invito a rinnovare le motivazioni per gli studi classici, che i genialoidi (mamma mia che invidia) dell’Università della California a San Diego vanno predicando da almeno tre anni – sulla base di studi scientifici – come si fa ad imparare (meglio): Learning how to learn. In particolare questo corso… “also cover illusions of learning, memory techniques, dealing with procrastination, and best practices shown by research to be most effective in helping you master tough subjects”.

Giusto per capire di cosa si parla, ci sono a parziale sintesi di quanto argomentato le 10 regole per come si studia (e per come non si studia)  (serve il pdf? provate a scaricarlo da qui).

Bene, per quelli che sono ancora con noi, ne riprendo i primi punti aggiungendo qua e là qualche personalissimo commento:

1. Use recall. Qui l’ideona è di leggere una sola volta il testo e cercare subito di ripeterne i concetti: in questo modo ci si accorge subito di quello che non si è capito – è quello che non si riesce a ripetere. Poi si può reiterare selettivamente la lettura/ripetizione, quanto si vuole. Anche la sottolineatura dei passaggi importanti avviene in un momento successivo: non sottolineate mai nulla che non siate già riusciti a ripetere correttamente.

2. Test yourself. On everything. All the time. Flash cards are your friend. Le flashcard (foglietto più o meno virtuale con una domanda su un lato e la risposta sull’altro), una cosa così americana… ma sullo smartphone funzionano benissimo. Ed in effetti qualche corso memrise (che utilizza lo strumento della flashcard tenendo ben presente il concetto di spaced repetition – un momento, spaced repetition, quid? Ci arriviamo tra poco) su lessico e grammatica greca e latina è già a disposizione (e gratis).

3. Chunk your problems. Chunking is understanding and practicing with a problem solution so that it can all come to mind in a flash. Quando la soluzione ad un problema è rappresentata in una successione logica di passi è meglio impararla come se si imparasse a suonare una canzone – a pezzettini. Detta così sembra il vaticinio di un oracolo, ma se ricordo bene come ho imparato ai tempi la prima declinazione latina…

4. Space your repetition. Imparare, per ogni materia, un po’ per giorno, ogni giorno: evviva il vitello di Ercole. Your brain is like a muscle—it can handle only a limited amount of exercise on one subject at a time. Qui si seppellisce ulteriormente (se ce ne fosse ancora bisogno) la strategia della secchiata del giorno prima dell’interrogazione (almeno, se si vuole ricordare qualcosa da lì ad una settimana dopo). Da provare con le coniugazione dei verbi.

5. Alternate different problem‐solving techniques during your practice. Se, negli esercizi, affronto troppo a lungo un solo tipo di problema finisco solo per imitare quello che ho appena fatto nell’esercizio precedente. Dopo ogni verifica, fare la correzione, capire gli errori fatti e riformulare la soluzione riscrivendola (il che può voler dire ritradurre interi periodi della versione, o rifare ex novo l’esercizio di algebra).

Questa mi piace talmente che la virgoletto “To study most effectively, handwrite (don’t type) a problem on one side of a flash card and the solution on the other. (Handwriting builds stronger neural structures in memory than typing).” Viene detta a proposito delle flashcard, ma il concetto sottostante ha valenza assai più generale.

 

Magari continuiamo nell’elenco un’altra volta. Ora la scommessa è nel capire se, e in quale stadio della propria crescita intellettuale, apprendere queste tecniche di apprendimento esercitandole nello studio del latino – il latino apre la mente – sia complessivamente più o meno efficace rispetto, ad esempio, ad esercitarle nello studio della matematica, o dell’inglese, o della logica, o del gioco degli scacchi, o del vattelapesca (anche se mi sembrerebbe sensato restringere il confronto a linguaggi, visti come primo atto di apprendimento astratto di un individuo).

Efficacia complessiva definita sia (0) nell’apprendimento delle tecniche stesse, sia (1) della materia di studio sottostante, sia (2) della capacità di riutilizzare queste tecniche nell’apprendere altre materie, diverse da quella iniziale (e qui si ringrazia, tardivamente, Gorgia da Lentini per il suo celebre argomento che ispira un percorso metodologico).

Visto che non ho dati concreti, pontifico soltanto: potrebbe essere possibile una misurazione quantitativa di questa efficacia, attraverso la variazione di una qualche attività fisiologica, oppure una misurazione fenomenologica, attraverso una diversa capacità di risolvere problemi connessi a quanto appreso. Il che equivale a considerare il latino come ipotetico farmaco che (meglio) guarisca da un’ipotetica malattia di cattivo/mancato apprendimento.

I sofismi di cui all’inizio di questo sproloquio sono in agguato, armati fino ai denti: in attesa di un esperimento doppio cieco sospendo il giudizio, ma riconosco un potenziale ispirazionale dietro tutto questo argomentare: e l’ispirazione è la madre mitologica della motivazione, la guardo con fiducia mentre ne temo gli esiti.
Buon fine settimana.

 

p.s.: una nuova sessione del corso Learning how to learn inizia il prossimo 5 Settembre, mi verrebbe da dire che la cittadinanza è invitata, nel caso. E si può seguire anche gratis.


Latino 101 – ancora bibliografia, antologia con esercizi

wpIMG_20160623_1057-028Con il termine di corso 101 si indica, negli Stati Uniti, un corso universitario introduttivo, che non abbia quindi alcun prerequisito.

Un po’ come quando butti il cuore oltre l’ostacolo e ti metti a studiare un po’ di latino (il latinuccio del mio primo insegnante… ah nostalgia canaglia) alle scuole medie. Attività opzionale, e peggio ancora non sei nemmeno così ferrato sulla grammatica italiana (al punto che puoi usare lo studio del latino per verificare la conoscenza dell’italiano tanto quanto viceversa; suggerimenti: 1. prova a tradurre il perfetto con il passato remoto – quest’ultimo, almeno in Lombardia, è ormai dimenticato. 2. il lessico… vabbè qui è come sparare sulla croce rossa).

Niente paura: ma serve un corso di latino per neofiti, una sorta di latino 101 (ammettiamolo, detto così fa più chic): qualcosa che, col pretesto di insegnare i rudimenti di questo linguaggio permetta di consolidare un po’ di analisi (grammaticale/logica/del periodo) dell’italiano, di costruire (di ampliare, a voler peccare di ottimismo) il lessico, di tornare a parlare di storia antica.

Una piccola bibliografia essenziale, messa assieme a partire da testi di pubblico dominio, dei quali sia possibile scaricare, stampare, condividere il pdf, addirittura fotocopiare e distribuire senza alcun timore è disponibile qui.

Rispetto a quest’ultima ci sarebbe ancora da aggiungere qualche altro libro di lettura, una qualche antologia con richiami di grammatica, facciamo tre proposte:

Ecco, ad aver voglia di esercitarsi sui verbi, sul lessico e sulle regole grammaticali qui ne trovate per tutti i gusti.


6WP: sei settimane di preparazione alla lettura di Cesare, nozioni preliminari

Six Week for Reading Caesar

Il libro di James Morris Whiton, Six weeks’ preparation for reading Caesar (Ginn & Company, Boston, 1886) è un testo-laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere abbastanza rapidamente in grado di leggere qualche brano dal De Bello Gallico di Cesare).

Ci sono richiami grammaticali e sintattici piuttosto sommari con esempi, vocabolarietti essenziali specializzati sul lessico del De Bello Gallico, esercizi di traduzione dal latino e in latino (dall’inglese); il testo fa riferimento, per quanto in esso non contenuto a grammatiche latine in voga nel periodo (qui una bibliografia essenziale per reperirle).

 

Il testo inizia con qualche nozioni preliminare, su cui demanda la spiegazione ad una delle grammatiche di riferimento. Qui tentiamo una sintesi.

Un po’ di fonetica latina: la pronuncia e le regole per la sillabazione, la quantità e l’accento;

Essendo italiani, per la pronuncia siamo facilitati, almeno fino a quando non veniamo a conoscenza della pronuncia classica. Fino ad allora, la pronuncia ecclesiastica andrà benissimo.

La sillabazione: nella divisione in sillabe, una consonante singola tra due vocali va con la seconda (ab-est, ob-la-tus). Una sillaba si dice pura se preceduta da una vocale (nella stessa parola); se preceduta da consonante, si dice impura. Una sillaba a inizio parola che finisca per vocale o una sillaba non a inizio parola che cominci per vocale si dice aperta, altrimenti si dice chiusa.

La quantità, ovvero il tempo di pronuncia di una vocale: ogni lettera ha sempre lo stesso suono, ma le vocali, se lunghe, si pronunciano nel doppio del tempo della stessa vocale, se breve. I segni della quantità si dovrebbero trovare segnati, ma non saremo quasi mai così fortunati (forse negli specchiatti delle flessioni).

Regole sulle quantità:

  • una vocale prima di un altra vocale, o della h, è corta;
  • un dittongo è lungo;
  • una sillaba formata per contrazione è lunga (es nil, da nihil);
  • una sillaba formata da
    • una vocale seguita da due consonanti / una consonante doppia (x, z) è lunga
    • se la vocale è prima di nf e ns la vocale stessa diventa lunga;

L’accento. Regole sull’accento:

  • le parole di due sillabe sono sempre accentate sulla prima sillaba;
  • per le parole di più di due sillabe, si guarda la quantità della penultima sillaba: se questa è lunga, allora è anche accentata, se questa è corta, allora l’accento risale alla terzultima.

La flessione (declinazione per nomi, aggettivi e pronomi, coniugazione per i verbi): la flessione è un cambiamento della forma di una parola per indicare le sue relazioni grammaticali. Questi cambiamenti possono avvenire all’inizio e nel corpo della parola, ma molto più spesso nella sua terminazione (alla fine). I cambi di flessioni nel corpo di un verbo indicano relazioni di modo e di tempo.

Radice e tema (stem): il corpo di una parola, al quale sono attaccate le terminazioni. Indica l’idea della parola, il concetto che esprime, al di là delle sue relazioni grammaticali, ma in generale non può essere usato senza terminazioni per esprimerla. La forma primitiva della parola invece, che ne esprime l’idea base in modo meno definito e comune anche ad altre parole, è detta radice.

I casi, il loro utilizzo e significato. Nomi, aggettivi e pronomi latini si declinano in due numeri (singolare e plurale) e sei casi (NOMinativo, GENitivo, DATivo, ACCusativo, VOCativo e ABLativo).

I sei casi vengono introdotti con il loro significato a livello di analisi logica, cioè esprimono la funzione logica della parola all’interno della frase. Di solito si inizia a studiare il loro significato di base, quello espresso dall’utilizzo del caso senza intervento di preposizioni:

  • NOM – > il soggetto (e il nome del predicato);
  • GEN -> il complemento di specificazione;
  • DAT -> il complemento di termine (oggetto indiretto dell’azione descritta dal verbo);
  • ACC -> il complemento oggetto (oggetto diretto dell’azione descritta dal verbo);
  • VOC -> il complemento di vocazione (fino a quando, o Catilina, abuserai della nostra pazienza?);
  • ABL -> il complemento di mezzo (è il caso che maggiormente si presta ad assumere significati diversi attraverso l’uso delle preposizioni).

Fino a qui è facile: peccato poi ci siano tre situazioni che complichino notevolmente l’analisi logica della frase latina:

  • un caso (così come è, senza proposizione) può servire a rappresentare anche altri complementi (ad es. il DAT di vantaggio/svantaggio, l’ACC di tempo continuato);
  • un caso preceduto da una preposizione rappresenta un (altro) complemento: qui serve piuttosto sapere quali preposizioni reggono quali casi (ad. es: la preposizione IN regge sia l’ABL – e in questo caso indica stato in luogo, che l’ACC – e in quest’altro caso indica moto a luogo circoscritto);
  • un verbo latino di significato transitivo (che in italiano ti aspetteresti quindi di trovare con il suo complemento oggetto) può reggere casi diversi dall’ACC: qui solo il vocabolario potrà aiutarci a capire se il costrutto sia fattibile.

Ah, dimenticavo: i casi NOM, ACC, e VOC si dicono casi diretti, mentre i casi GEN, DAT e ABL si dicono indiretti od obliqui.

 

E siamo solo ai prerequisiti.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 


preparazione alla lettura di Cesare: stele di rosetta dei verbi (latino-inglese)

Six Week for Reading Caesar

Il testo di Whiton, James Morris, Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886) è un laboratorio introduttivo al latino, pensato per mettere rapidamente in grado di leggere il De Bello Gallico di Cesare).

Di questo libro sono scaduti – a nostra miglior conoscenza e salvo il contrario – i diritti di copia; è stato digitalizzato è può essere scaricato gratuitamente da archive.org.

Per il lettore italiano, un punto di potenziale difficoltà è costituito dalla corrispondenza dei tempi verbali tra l’inglese e il latino (il testo è in inglese, come il titolo lasciava presagire): serve una qualche sorta di stele di rosetta , almeno parziale – tra coniugazione del verbo latina e tempi verbali inglesi corrispondenti, per poter affrontare gli esercizi proposti.

Nel testo stesso ci sono degli schemi riassuntivi, ma un lavoro meglio organizzato (e sistematico) si può trovare nella grammatica dell’Harkness (A.Harkness, A Complete Latin Grammar) – anche quella disponibile su archive.org: ne abbiamo tratto un piccolo stralcio per quello che ci interessa a questo fine, si può ottenerlo scaricandolo da qui.

 

<PUBBLICITA’ PROGRESSO>Appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti nel Six Weeks’ Preparation. Ci si arriva cliccando qui. </PUBBLICITA’ PROGRESSO>

 

 

Buon fine settimana.


leggere Latino, esercizi su memrise.com (preparazione alla lettura di Cesare)

Ciao a tutti,

questa grammatica latina, piuttosto essenziale, promette all’impaziente lettore di metterlo in grado di leggere Cesare in (sole) sei settimane.

Six Week for Reading Caesar

 

Whiton, James Morris, Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886).
C’è una novità: è appena all’inizio, ma già disponibile, un corso strutturato secondo le logiche di memrise (e liberamente usufruibile proprio dal sito memrise.com) che segue gli esercizi contenuti in questo testo. Ci si arriva cliccando qui.

 

 

Buon fine settimana.


Lessico latino di base: repertorio di verbi e avverbi (nuovo aggiornamento)

Ciao a tutti,

aggiornamento per il piccolo repertorio-bigino di verbi (e avverbi) latini: cliccate qui per scaricare il pdf repertorioVerbiLatini_20160513; potrebbe essere comodo per ripetere/interrogare.

Oltre a raggruppamenti per frequenza (cioè verbi di uso davvero comune) ci sono deponenti e semideponenti, copulativi, composti di eo, fero, facio, verbi che reggono il dativo, verbi relativamente impersonali. In fondo, il riepilogo degli avverbi più comuni.

Buona giornata.

 


estote parati: coniugazione e lessico dei verbi latini (irregolari e difettivi)

Ciao a tutti,

altro test-ripassone dei verbi latini. I soliti 300 quiz: per il 60% circa voci da coniugazioni verbali (i principali verbi irregolari e difettivi: volo, nolo, malo, eo, fero, fio), per un altro 40% circa sono voci di paradigma da lessico latino di base (deponenti, semideponenti, composti di eo, fero, facio/fio).

Come si compila? Per le voci verbali si deve classificare (analisi grammaticale), scrivere il paradigma e tradurre, per gli avverbi basta classificare e tradurre.

Nel pdf qui allegato ci sono i quesiti; c’è materiale per altri 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.


estote parati: coniugazione dei verbi latini (di tutti i tipi)

Ciao a tutti,

test-ripassone dei verbi latini. Sono 300 quiz: per il 40% circa voci da coniugazioni verbali di paradigmi standard (le quattro coniugazioni, attivo e passivo, più i principali irregolari e difettivi), per un altro 40% circa sono voci di paradigma da lessico latino di base “le mille parole”; i restanti sono sintagmi verbali.

Come si compila? Per le voci verbali si deve classificare (analisi grammaticale), scrivere il paradigma e tradurre, per gli avverbi basta classificare e tradurre.

Nel pdf qui allegato ci sono i quesiti; c’è materiale per altri 6 giorni di lavoro, a quattro pagine al giorno.