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leggere Latino: di gerundio e gerundivo son piene le fosse.

Ciao a tutti,

quel bel costrutto latino costituito, grammaticalmente, da verbo in gerundio + nome in accusativo (complemento oggetto del gerundio) che si trasforma poi – e come si trova più spesso in letteratura – in verbo al gerundivo concordato col nome oggetto del gerundio declinato nel caso originale del gerundio stesso.

Detto così può sembrare una sciarada, ma basta fare qualche esempio per chiarirsi le idee.

gerundioetgerundivo

Il gerundio è un nome verbale: si declina; il gerundivo è un aggettivo verbale: si declina e concorda.

gerundioetgerundivoremone

Nel passare dal gerundio al gerundivo, il nome – complemento oggetto – prende il caso del gerundio a cui riferisce, mentre il gerundivo concorda.

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In sintesi: verbo in gerundio + nome in ACCusativo (del gerundio) <=> nome nel caso del gerundio + verbo in gerundivo, concordato opportunamente.

Siamo debitori di esempi e commenti a James Morris Whiton, nel suo Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886).

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La coniugazione del verbo latino, il tutto in pratiche flashcard

Ai miei bei tempi andati, i verbi del latinuccio delle medie si trascrivevano a mano sul quaderno e poi si studiavano da lì ripetendoli perinde ac cadaver (ok, lo ammetto mi sono fermato ben prima).

Ma adesso siamo tutti armati di smartphone, e gli anglosassoni insistono sul concetto delle flashcard: un foglietto tipo biglietto da visita, da una parte scrivo la domanda, sul retro la risposta, poi continuo a provare a rispondere scartando via via le risposte giuste e riciclando su quelle sbagliate. Pare che così si riesca a memorizzare in allegria. Il concetto è serio, e anche abbastanza noto; lo ricordo solo banalizzandolo un po’, perdonerete spero.

Alcuni scenziatoni ci hanno fatto sopra un sito, memrise.com, con tanto di app per lo smartphone – appunto, dove le frequenze di ripresentazione della medesima domanda sono studiate per favorire un rapido ed efficace apprendimento delle risposte (nel senso che non le dimentico subito dopo).

E uno può anche creare i propri corsi su quello che gli interessa imparare: con spirito di servizio (e ci saranno sicuramente degli erroretti – segnalate volentieri a gp DOT ciceri AT gmail DOT com), eccovi le flashcard per imparare le coniugazioni dei verbi latini

http://www.memrise.com/course/770123/coniugazioni-dei-verbi-latini/

Il corso è gratis, ci mancherebbe. Magari può servire: io però un pajo di trascrizioni a mano degli specchietti delle coniugazioni continuerei a farle. Buona giornata.


Latino 101 – un po’ di consecutio temporum

Ricordate il latinuccio che una volta si faceva alle medie? Beh, con il termine di corso 101 si indica, nel mondo universitario americano, un corso assolutamente introduttivo, che non abbia alcun prerequisito: praticamente la stessa cosa.

E in latino è piuttosto fondamentale avere chiaro che il tempo del verbo di una frase non è poi scelto a caso: a seconda di quello che compare nella frase reggente (tempo principale o storico), nella dipendente – se al modo congiuntivo – dovrà per forza esserci un tempo compatibile con l’idea di azione contemporanea, passata o futura di questa (la dipendente) rispetto alla reggente stessa.

Ovvero, dovendo esprimere il rapporto temporale, la scelta del tempo verbale nella dipendente sarà obbligata – definita dal tempo verbale nella reggente. Consecutio temporum, viene detta.

Qui, nello schema, la reggente è all’indicativo. Il gioco, in composizione, è di scegliere il tempo della dipendente che indichi il rapporto temporale desiderato; in traduzione, di riconoscere il meccanismo e di tradurre quindi con il tempo del congiuntivo italiano corretto.

Lo schema è tratto da [CLG] A complete Latin grammar di Harkness, Albert (1898, New York, American Book Company).

 

 

 


Latino 101 – sommario dei complementi di luogo

Con il termine di corso 101 si indica, nel mondo universitario americano, un corso assolutamente introduttivo, che non abbia alcun prerequisito. Un po’ tipo il latinuccio che una volta si faceva alle medie.

E i primi complementi che si studiano (dopo i complementi che sono espressi direttamente dai casi) sono quelli di luogo:

Il trucco per ricordarli? Semplice:

  • se sono fermo, allora è ABLativo;
  • se mi muovo DA, allora è ABLativo;
  • se mi muovo VERSO o ATTRAVERSO, allora è ACCusativo.

con (o senza) le preposizioni, a seconda.

Ancora, un’estensione di spazio va di norma in ACCusativo, ma se l’estensione indica una differenza, allora va in ABLativo.

 

La sintesi è tratta da [CLG] A complete Latin grammar by Harkness, Albert, 1822-1907 (1898, New York, American Book Company).

 

 

 


latino pre-101: rudimenta, non proprio rudimentali

Ciao a tutti,

ci sono delle volte in cui il lavoro di bibliotecario veterorazionale basta a giustificare se stesso. Avevamo appena finito di ripresentare al pubblico del XXI secolo un qualche reperto di insegnamento di latino nelle scuole anglosassoni di fine Ottocento

John Barrow Allen, An elementary Latin grammar (McMillan & Company, London, 1891). E, dello stesso autore:

Quand’ecco troviamo un’altra perla: la copia digitale di un altro testo dello stesso autore, il Rudimenta Latina (Claredon Press, Oxford, 1885).

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Dobbiamo essere grati a tutti quelli che ai tempi scrissero per avere una versione più semplice del suo “A first Latin exercise book”, almeno a credere a quanto l’autore dice nell’introduzione a proposito della motivazione per proporre questo testo.

Il risultato è un plausibile antenato di un latin for dummies. Il purista ne resterà perplesso, il principiante ringrazierà commosso: leggete un po’ che indice.

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Quarantotto pagine di grammatica e poco più di cinquanta di esercizi: c’è anche un vocabolarietto essenziale in coda. Davvero non si riesce a renderne i contenuti accattivanti quanto basta ad un dodicenne?

 

Buona lettura, e buona domenica.


scrivere in latino: il participio passato, ma di significato attivo

Ciao a tutti,

qui è il caso di riprendere un po’ a scrivere in latino, così almeno saremo sicuri di aver tentato seriamente di capirne le regole grammaticali.

Il pretesto è di quelli nobili: sappiamo che il participio presente, in latino, ha significato attivo, mentre quello passato ha, di norma, significato passivo. Per quest’ultimo, come facciamo ad esprimerne i molteplici (un po’ come fantastici quattro: tempo, causa, conseguenza, concessione) significati in frasi di senso attivo?

Attenzione, stiamo traducendo una frase in latino, non dal latino.

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Tre possibili soluzioni:

  1. sono fortunato: esiste un verbo deponente (o un semideponente, o un verbo il cui part.passato abbia doppia valenza passiva e attiva) che esprime l’azione richiesta. Possiamo quindi usarlo: per questi verbi il participio passato ha significato attivo;
  2. uso la forza bruta: rendo esplicita la frase con il costrutto CUM+CONG (per la scelta del tempo del congiuntivo, occhio alla consecutio – siamo nel passato, il tempo della principale dirà se usare il perfetto o il piuccheperfetto;
  3. faccio il figo: osservo che il participio passato è seguito da un complemento oggetto. Allora rendo di senso passivo la frase utilizzando l’ablativo assoluto (“dopo aver conquistata la Gallia” diviene “la Gallia conquistata”).

 

Questo bel discorso è tratto da A first Latin exercise book (John Barrow Allen, McMillan & Company, London, 1875). Adesso che ho capito il trucco, posso sdrumarmi di esercizi, a pag.92 i n.234 e n.235.

 

Dello stesso autore, come non citare la grammatica ed un secondo libro di esercizi.


leggere Latino: le sedici regole base della sintassi (parte seconda)

Museo di Epidauro - Argolide

Museo di Epidauro, Argolide.

Ciao a tutti,

come promesso, ecco le restanti otto regole essenziali cui si pretende ridurre la sintassi latina e, ciò nonostante, aver qualche speranza di leggere un classico latino a caso (facciamo di Giulio Cesare, per semplificare) comunque con qualche successo, come ipotizza sia possibile il professor Post, nell’introduzione al suo libro Latin at sight: with an introduction, suggestions for sight-reading, and selections for practice (E.Post, Ginn & Company, Boston, 1894):

”’… How much grammar will suffice?…:

” We find that all that requires unreasoning memory may be reduced to the following heads :

  1. (le cinque declinazione, aggettivi e participi) The five declensions, which include all adjectives and participles;
  2. (il genere dei nomi) the rules for gender, and exceptions;
  3. (le quattro coniugazioni dei verbi, attivo e passivo, e il verbo essere) the four conjugations, active and passive, which latter voice includes sum;
  4. (le coniugazioni dei verbi irregolari eo, volo/nolo/malo, possum) the irregular verbs eo, volo, nolo, malo, possum;
  5. (due pagine di sintassi) syntax: two pages.

All this might easily be comprehended within twenty-four octavo pages.”

Per la sintassi abbiamo preso, come prima approssimazione, le 16 REGOLE DI SINTASSI indicate da James Morris Whiton nel suo Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886): a scriverle otto per pagina, fanno infatti due paginette giuste giuste.

Nota bene: i due libri indicati sono di pubblico dominio, potete seguire i link e scaricare il pdf dal sito archive.org.

Per i diversamente volonterosi ecco le ultime otto. Le prime sono già state trascritte.

  1. La concordanza. Un aggettivo viene espresso nello stesso Genere, Numero e Caso del nome cui si riferisce. es: servus bonus, puella bona, initium bonum.
  2. Il dativo di possesso. Quando il verbo essere indica possesso allora vuole che il possessore vada in dativo, e la cosa posseduta vada in nominativo. es: mihi est canis, io ho un cane.

  3. Frasi passive e complemento d’agente. Con un verbo al passivo, chi compie l’azione va in ablativo, preceduto da a o ab. es: murus a romanis deletus est, il muro fu distrutto dai romani.

  4. Il secondo termine di paragone. Il comparativo può essere seguito da un ablativo che indichi il secondo termine di paragone. es: gladius pilo brevior est, la spada è più corta del giavellotto.

  5. Il complemento di tempo continuato. Un intervallo di tempo è espresso in accusativo. es: multos annos rexit, (egli) regnò (per) molti anni.

  6. Il genitivo partitivo. Una parola che denoti una parte è limitata da un genitivo che denoti il tutto. es: partem copiarum poposcit, (egli) richiese una parte dell’esercito.

  7. Il doppio dativo. Spesso vengono usati due dativi assieme, uno per indicare la persona o cosa verso cui l’altro indica scopo o risultato (vantaggio o svantaggio). es: murus nobis est presidio, il muro è a nostra difesa (letteralmente, il muro è a noi per fine di difesa; ma potremmo anche dire abbiamo un muro per difesa).

  8. La perifrastica passiva. Con il gerundivo (participio in -dus usato in funzione attributiva) colui che deve compiere l’azione va espresso in dativo. es: mihi pugnandum est, io devo combattere (letteralmente, a me è il combattere).

Tutto qui? Troppo facile, in effetti. Ci sono almeno due situazioni al limite della frode intellettuale – a metterla giù dura.

La prima, quello evidente, è alla regola numero 16: ci sono troppi prerequisiti per capire cosa voglia dire – al confronto le altre 15 sono di lettura superimmediata. Serve una spiegazione di tutto quanto vi è stato dato per scontato.

La seconda situazione subdola lo è però assai di più: nel libro le regole base sono solo queste sedici, ma ci sono parecchie osservazioni (remarks) dove si nascondono dei dettagli non trascurabili – il diavolo, si dice, stia nei dettagli.

A questo punto, per non omettere di fare quanto in nostro potere, continueremo in un prossimo articolo a vedere cosa ci sia in tutte queste osservazioni.

Buon ferragosto, saluti.

(p.s.: anche questo post è in ricordo del mio primo insegnante di latino: il compianto Padre Vincenzo Silvestri, dell’Ordine Regolare dei Padri Somaschi al Collegio Gallio di Como. “Latinuccio, du’robbette”, ci diceva all’inizio della lezione di Latino delle medie.)


leggere Latino: le sedici regole base della sintassi (parte prima)

Museo di Epidauro - Argolide

Museo di Epidauro, Argolide.

Ciao a tutti,

questa volta si vuole ridurre la grammatica latina a poche, pochissime regole essenziali e, ciò nonostante, aver qualche speranza di leggere latino comunque con qualche successo, come ci racconta (indirettamente, con quella bellissima tecnica retorica della citazione d’autore terzo) sia possibile il professor Post, nell’introduzione al suo libro Latin at sight: with an introduction, suggestions for sight-reading, and selections for practice (E.Post, Ginn & Company, Boston, 1894):

”’… And, in order to read Latin fairly well, much less grammatical knowledge is necessary than is often thought essential, provided that it be thoroughly learned and perfectly at command. How much grammar will suffice? Says Mr. D’Archy W. Thompson:

” We find that all that requires unreasoning memory may be reduced to the following heads:

  1. (le cinque declinazione, aggettivi e participi) The five declensions, which include all adjectives and participles;
  2. (il genere dei nomi) the rules for gender, and exceptions;
  3. (le quattro coniugazioni dei verbi, attivo e passivo, e il verbo essere) the four conjugations, active and passive, which latter voice includes sum;
  4. (le coniugazioni dei verbi irregolari eo, volo/nolo/malo, possum) the irregular verbs eo, volo, nolo, malo, possum;
  5. (due pagine di sintassi) syntax: two pages.

All this might easily be comprehended within twenty-four octavo pages.”

I primi quattro punti sono di per sé evidenti, ma per la sintassi? Cosa tenere buono? Possiamo usare, almeno come prima approssimazione, le 16 REGOLE DI SINTASSI indicate da James Morris Whiton nel suo Six weeks’ preparation for reading Caesar. (Ginn & Company, Boston, 1886); a scriverle otto per pagina, fanno infatti due paginette giuste giuste.

Nota bene: i due libri indicati sono di pubblico dominio, potete seguire i link e scaricare il pdf dal sito archive.org.

Per i più pigri (pardon, differentemente volonterosi) inizio a riportarne le prime otto.

  1. Il genitivo di specificazione. Un nome che limiti o definisca un (altro) nome che indichi una cosa diversa è messo in genitivo. es: poenae mora, il ritardo della punizione.
  2. Utilizzi del caso ablativo. Causa, maniera, mezzi, strumento sono espressi in ablativo. es: Gallorum causa, a causa dei Galli; poenae modo, a modo di punizione (per punizione); fugae mora, a causa del ritardo della fuga; gladio, con una spada.
  3. Quando e dove vanno in ablativo. Il tempo quando e il luogo dove (avviene l’azione) sono espressi in ablativo. es: initio anni, all’inizio dell’anno; (in) castris, nell’accampamento.
  4. Utilizzo del caso nominativo. il soggetto di un verbo, in ogni modo, (eccetto all’infinito, come vedremo dopo) va in nominativo. es: equus portat, il cavallo trasporta.
  5. Utilizzo del caso accusativo. l’oggetto diretto dell’azione espressa dal verbo va in accusativo. es: equus virum portat, il cavallo trasporta l’uomo.
  6. Utilizzo del caso dativo. l’oggetto indiretto (verso o a vantaggio/svantaggio del quale si compia l’azione) va in dativo. es: servo poenam parat, (egli) prepara la punizione per il servo.
  7. Il soggetto di un verbo al modo infinito. il soggetto di un verbo al modo infinito va in accusativo. es: pueros pugnare audit, (egli) ascolta i ragazzi combattere (ovvero, egli ascolta i ragazzi che stanno combattendo).
  8. La frase infinitiva. i verbi che significano ascolto, vista, conoscenza e racconto sono seguiti da una frase con un verbo all’infinito (e quindi con un soggetto all’accusativo) che descrive un fatto. es: pueros pugnare audivit, (egli) ascoltò che i ragazzi stavano combattendo. In italiano viene meglio ascoltò i ragazzi combattere (esito diretto dal latino)

Lascio le altre otto ad una prossima volta, abbiate fede. E poi non venite a dirmi che il Latino è difficile, basta avere pazienza; buon fine settimana.

(p.s.: ricordo con questo post il mio primo insegnante di latino: il compianto Padre Vincenzo Silvestri, dell’Ordine Regolare dei Padri Somaschi al Collegio Gallio di Como. Il Silvestri soleva definire in modo scherzoso le nozioni latine che ci passava, appassionatamente ma con risultati ahilui altalenanti, “latinuccio, du’robbette”: quel poco d’ironia di cui sono capace lo penso ispirato dal Silvestri. Sono abbastanza certo questo mio temerario riconoscimento postumo non potrà compensare la recensione che quel Gran Lombardo del Manzoni fece a suo tempo degli insegnamenti dei Somaschi; faccio comunque quanto è in mio potere secondo natura – ed Epitteto mi sia testimone).